Rassegna stampa

Una Carta per il bimbo che soffre, tempo e sorriso sono parte della cura

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Scrive un baby-paziente di 11 anni a un medico, dopo aver realizzato il sogno di trascorrere un paio d’ore con il suo attore preferito: “La cosa più preziosa che puoi ricevere da chi ami è il suo tempo. Non le parole, i fiori o i regali, ma il tempo. Perché quello non torna indietro, quello che ha dato a te è solo tuo, non importa se è stata un’ora o una vita”. Per Momcilo Jankovic, responsabile dell’Unità operativa Day hospital di ematologia pediatrica all’ospedale San Gerardo di Monza, è una lezione di vita da applicare anche in ospedale. 

Tempo e ascolto, “tempo che cura”, insieme all’onestà e al sorriso. Ed è uno dei principi ribaditi in una Carta che chiede ai medici di puntare il proprio sguardo sulla sofferenza del bambino malato e di non distoglierlo. Il documento, presentato [ieri] a Milano e promosso dalla Fondazione Giancarlo Quarta Onlus, è frutto del lavoro avviato con un convegno da un pool interdisciplinare composto da oltre 100 medici, psicanalisti, sociologi e giornalisti, con l’obiettivo di aiutare il personale sanitario nel difficile compito di relazionarsi a un bambino malato grave e alla sua famiglia.

Continua…

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