Rassegna stampa

L’opinione di Poletti ed Albano sui diritti dell’infanzia in Italia

Fonti:

Video: Ministro Poletti e Garante Albano per Piattaforma Infanzia.

Presentato l’otto giugno a Roma, alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, il 9° Rapporto di monitoraggio della CRC in Italia.

Quest’anno è il venticinquesimo anniversario della ratifica della convenzione ONU per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza: resta un cammino ancora lungo da percorrere per rendere effettivamente operativi tutti i diritti che la convenzione prevede. Il Gruppo CRC, acronimo che sta per Convention on the Rights of the Child, raccoglie novanta organizzazioni del terzo settore e da nove anni prepara un Rapporto sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia.

Un Rapporto che contiene 143 raccomandazioni rivolte a istituzioni nazionali e locali, finalizzate a delineare traiettorie di piena attuazione per i diritti dei minori, con particolare attenzione agli adolescenti. Una fascia di età particolarmente complessa che include ragazzi dai 14 ai 17 anni, di cui molti partecipano attivamente al volontariato e che, per il 50 percento, dichiarano di leggere almeno un libro all’anno. Dati interessanti, se analizzati alla luce della crescente tendenza all’individualismo e dallo scarso interesse per la cultura, che caratterizzano le comunità degli adulti.

Il Rapporto è stato presentato a Roma l’otto giugno di fronte ad un nutrito pubblico composto da giornalisti, operatori del settore e politici del Parlamento Italiano. Al tavolo sono stati invitati il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e l’Autorità Garante per L’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano.

Molte le domande sollevate dal Rapporto, ad esempio come integrare la formazione professionale con il mondo scolastico, che per sua natura a volte tende a espellere i ragazzi. Il documento tuttavia evidenzia come gli adolescenti rappresentino un terreno fertile con prospettive da coltivare e verso cui indirizzare le istituzioni per l’attuazione di politiche adeguate.

Il dato più preoccupante sono sicuramente i due milioni di NEET (Not [engaged] in Education, Employment or Training), cioè i giovani tra 15 e 29 che non lavorano e non studiano e sono a forte rischio di marginalizzazione. In questo settore è intervenuto il governo con Garanzia Giovani, i cui risultati sono tuttavia da verificare.

Un ambito tematico significativo del nono Rapporto CRC riguarda il lavoro precoce minorile: sono sempre più numerose le famiglie che spingono i ragazzi al di sotto dei 16 anni a inserirsi nel mondo del lavoro alla prima occasione, temendo che il futuro non riservi altre possibilità. Un fenomeno che vede molti adolescenti abbandonare la scuola, dopo aver conseguito la sola licenza media, per poi entrare a far parte del gruppo dei NEET, che per lo più si compone di soggetti con scarsa scolarizzazione.

Particolare attenzione – suggerisce il Rapporto CRC – deve essere focalizzata sulla gestione dei dati disponibili nelle varie organizzazioni e negli istituti di statistica, onde evitare che la comprensione epistemologica di tali fenomeni emerga tardivamente, rendendo impossibile misure di prevenzione.

Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, invitato alla presentazione del Rapporto, ha condiviso questa necessità, rilevando come in Italia insista ancora un modus operandi secondo cui ogni istituzione detiene una sorta di proprietà privata sui dati inerenti processi sociali, precludendo qualsiasi possibilità di discussione collettiva e condivisione pubblica. “Una vera follia – chiosa il Ministro – soprattutto quando si tratta di istituzioni pubbliche”.

Il Rapporto propone una fotografia complessa dei bambini e degli adolescenti in diversi campi. Federico Zullo – in qualità di Rappresentante del Gruppo CRC – ha evidenziato il paradosso inerente i minori fuori famiglia e accolti nelle comunità, i quali al compimento della maggiore età, senza preliminari percorsi di empowerment, sono chiamati ad avere un’autonomia abitativa e lavorativa. Occorrerebbe dunque attuare interventi di sostegno psico-sociale per questi ragazzi – circa diecimila – che si ritrovano di fatto abbandonati dallo stato, con il rischio di esacerbare la condizione di fragilità esistenziale di partenza per divenire poi soggetti in condizioni di emarginazione sociale.

Nel suo intervento il ministro Poletti ha chiarito che la priorità del governo è “aggredire la povertà”, che colpisce molte famiglie e in particolare le famiglie con minori. In tale prospettiva ha annunciato l’imminente attuazione del piano governativo sul “SIA”. Il sostegno all’inclusione sociale attiva – spiega il Ministro – rappresenta una misura di supporto al reddito, ma all’interno di un modello più ampio di presa in carico dai servizi sociali e in ottica di condizionalità. Infatti, il sostegno al reddito permane a patto che il beneficiario metta in atto comportamenti di responsabilità individuale, così da evitare che sia semplicemente destinatario di un programma di assistenzialismo.

Una rivoluzione copernicana in un Paese come l’Italia, dove – ad oggi – manca una gestione integrata dei servizi: da quelli di assistenza socio-sanitaria a quelli di avviamento al lavoro. Ma questa è la sfida a cui sono chiamate le istituzioni e le organizzazioni del terzo settore: la creazione di un nuovo asset tra governo e comunità civile, che assicuri livelli essenziali di prestazioni su tutti i territori locali, mettendo al centro l’impegno istituzionale e la responsabilità civile. Tutto questo con un unico obiettivo: la qualità della vita dei bambini e degli adolescenti che – come ha ricordato Filomena Albano – sono il futuro e il presente dell’Italia.

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