News

Abbandono scolastico: Italia ed Europa a confronto

L’Italia è tra le peggiori cinque d’Europa: lasciano i banchi troppo presto il 17,6% di alunni contro la media Ue del 12,7%.

Nei giorni scorsi noi di Piattaforma Infanzia ci siamo già occupati del problema dell’abbandono scolastico come conseguenza del fenomeno dei minori lavoratori in Italia. Condizione che al giorno d’oggi è sempre di più legata alla situazione di austerity che vive il nostro paese.

Torniamo sull’argomento perché, alla luce di quanto confermano le ultime statistiche sulla povertà, quello che emerge al momento in Italia, è che in una famiglia dove i genitori sono scolarizzati, è più basso il rischio di vivere in condizioni di stenti e di conseguenza è ridotto anche il tasso di abbandono scolastico per i figli. Dunque, ‘istruzione come lotta alla povertà’, diciamo noi di Piattaforma Infanzia, che vogliamo evidenziare a gran voce come la scuola possa assumere un ruolo fondamentale per diminuire la percentuale di persone povere in Italia e aumentare le possibilità di un buon inserimento nel tessuto sociale per le generazioni future.

Per fortuna il panorama di organizzazioni che la pensano come noi è vasto. Infatti, la Rete europea di lotta alla povertà, EAPN, e molte delle sue Reti nazionali, si impegnano con forza e da tempo in questo settore.

La Strategia Europa 2020, che si prefigge di far scendere il tasso di abbandono scolastico al 10% e di far uscire dalla povertà 20 milioni di persone entro il 2020, è arrivata a metà del suo percorso e pensiamo sia giusto domandarci a che punto siamo con i gli obiettivi”. A dichiararlo è il CILAP Eapn Italia, che conferma che “il rischio di povertà tra i minorenni aumenta se almeno uno dei genitori è straniero ma diminuisce con l’aumentare del livello di istruzione dei genitori, un dato che dobbiamo tenere bene a mente ogni volta che affrontiamo il tema della trasmissione intergenerazionale della povertà”.

In riferimento dunque all’obiettivo della riduzione del tasso di abbandono scolastico da raggiungere entro 5 anni, dall’Europa arrivano buone notizie. Qui il numero è sceso dal 15,7% nel 2005, al 12,7% nel 2012. Metà degli Stati membri hanno già raggiunto o stanno per raggiungere l’obiettivo prefissato, mentre dall’Italia non arrivano buone notizie. L’Istat, infatti, ci dice che nel 2011/12 si sono persi 7.800 allievi, una tendenza negativa che è al quarto anno consecutivo. L’Italia è tra le peggiori cinque d’Europa e a collocarci a questo posto è la Commissione europea: lasciano i banchi troppo presto il 17,6% di alunni contro la media Ue del 12,7%.

L’Unione europea ha lanciato un messaggio chiaro per cercare di rompere il ciclo dello svantaggio. E il messaggio agli stati membri è stato quello di incentivare gli investimenti sui bambini e questo deve essere una priorità anche in periodo di crisi e austerity”, riprende così le parole della Commissione europea nei confronti dell’Italia, Agata D’Addato, di Eurochild, che Piattaforma Infanzia ha incontrato.

Quella che deve essere realizzata, è la stesura quindi di una vera e propria strategia che coinvolga il mondo dei minori su tre direttive: accesso alla qualità dell’istruzione, garanzia della partecipazione dei bambini e aumento delle risorse da destinare all’infanzia. Perché investire su un bambino significa investire sul futuro del Paese.

Paola Longobardi

Indietro