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Accadeva 100 anni fa, quando 400mila bambini armeni furono uccisi

Un capitolo di storia che ancora oggi non è riconosciuto da tutto il mondo. Una tragedia che ha coinvolto 1milione e mezzo di vittime tra cui migliaia di bambini costretti a negare la propria cultura per sopravvivere all’orrore dell’essere umano.

Ricorre oggi il centenario del Genocidio armeno. Proprio 100 anni fa nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti e in un solo mese, più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al parlamento furono deportati e massacrati. Friedrich Bronsart von Schellendorf, il Maggiore Generale dell’Impero Ottomano, viene dipinto come “l’iniziatore del regime delle deportazioni armene”.

Un pezzo di storia che oggi non è riconosciuta da tutto il mondo. Eppure questo orrore è esistito. Le chiamavano le marce della morte, dall’arresto alla deportazione, e provocarono 1milione e mezzo di vittime. Centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento. Decine di migliaia i bambini. Abbiamo voluto ricordare questo capitolo di storia con Baykar Sivazliyan, presidente dell’Unione degli Armeni d’Italia che ha raccontato a Piattaforma Infanzia la triste sorte dei bambini armeni.

Secondo il dettato delle Nazioni Unite, il genocidio è quando uno stato si organizza per far slittare dalla propria cultura, religione e lingua un popolo per indirizzarlo ad un’altra. Questo è successo agli armeni nel 1915 quando i turchi hanno islamizzato i bambini di questo popolo”. Giovanissimi e poco più che adolescenti, strappati dalle loro famiglie massacrate e costretti ad abbandonare la propria cultura. È successo a decine di migliaia di bambini.

Bambini piccolissimi sono stati rapiti, portati via e fatti entrare in famiglie turche. Alle adolescenti, invece, veniva riservato un trattamento peggiore. In molte sono state costrette a sposare uomini turchi molto più grandi e ridotte in schiavitù. Il tributo che hanno pagato i bambini nel genocidio è stato altissimo”.

Storie terribili ma anche storie a lieto fine. Bambine armene sopravvissute, nel 1922 furono portate dal papa a Castel Gandolfo e attraverso un percorso di recupero, hanno potuto imparare i mestieri delle donne dell’epoca e ricominciare a vivere. Altrettanti bambini, invece, furono potati a Milano e Venezia, dove alcuni padri armeni poterono occuparsi di loro.

Un genocidio che ha portato via 400mila bambini, per un totale di 1 milione e mezzo di vittime, eppure questo gravissimo fatto storico non è riconosciuto da tutta Comunità internazionale. “I motivi vanno cercati negli interessi economici internazionali”, dichiara Baykar Sivazliyan. Ma la storia non può essere dimenticata né occultata e le nuove generazioni hanno il diritto di conoscere. “Lo Stato italiano dovrebbe essere più coraggioso e inserire questo capitolo di storia anche nei programmi scolastici per far conoscere l’accaduto affinché non si ripeta. Bisogna parlare e sottolineare questa terribile memoria perché il mondo ha taciuto sul genocidio armeno e 30 anni dopo è accaduto quello degli ebrei”. Alcuni studiosi dicono che il genocidio armeno è stata la prova generale dell’olocausto. “Questo potrebbe essere un discorso accettabile in quanto alcuni ufficiali che erano consiglieri militari durante la prima guerra mondiale nell’impero ottomano, li troviamo poi come generali di Hitler. La Turchia dovrebbe avere il coraggio civile di riconoscere la propria storia e molti giovani e intellettuali oggi ne parlano rischiando anche il carcere”, conclude il presidente dell’Unione degli Armeni d’Italia.

Un pezzo di civiltà e storia dell’umanità che se non fosse per i discendenti e i sopravvissuti, oggi sarebbe completamente dimenticato perché negato. Ad oggi sono 22 i paesi nel mondo che hanno riconosciuto il genocidio armeno e mentre il governo turco continua a nascondere la realtà di ciò che è stato, nella memoria di ciò che resta ci sono le cicatrici del dolore vissuto.

Paola Longobardi

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