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Accertamento dell’età anagrafica dei minori stranieri: tecniche inefficaci e generatrici di errori

Radiografia del polso, esame dei genitali e dell’arcata dentale, sono le procedure più utilizzate. Risalgono agli anni Venti e sono testate su popolazioni anglosassoni. Oggi si rivelano piene di falle e inefficaci per popolazioni ed etnie differenti, decidendo il destino di minori già a rischio.

Parte dalla Francia l’eco di una petizione su un argomento affrontato anche in Italia ma che ancora non trova modifica di legge. Stiamo parlando dell’accertamento dell’età per i minori stranieri non accompagnati. Il collettivo Réseau Education Sans Frontières, giudica fuori legge i test dell’età ossea e dei genitali sugli adolescenti stranieri, spesso accusati di mentire sull’anagrafica e quindi costretti a sottoporsi ad accertamenti imbarazzanti ed esami fisiologici superflui, come la radiografia ai polsi che fornisce una valutazione arbitraria dell’età ed esami degli organi genitali. In virtù di questo, alcuni cittadini ed esperti francesi, hanno lanciato una petizione e richiesto al governo un intervento in merito, a causa delle diverse ingiustizie subite da alcuni minori a cui non è stata attribuita la giusta età dagli esami medici, violando così i loro diritti fondamentali, nonché le riconosciute tutele che devono essere garantite ad un minore.

Ma torniamo nel nostro paese. Purtroppo, anche in Italia le procedure sono le stesse e nonostante sia stato dimostrato l’elevato margine di errore che riportano queste analisi, la situazione non si evolve. Vediamo nello specifico in cosa consiste l’accertamento dell’età cronologica di un soggetto minore. Il sistema più utilizzato è quello della radiografia del polso sinistro, una tecnica introdotta negli Stati Uniti dagli anni Venti. Questo metodo si basa sul presupposto che è possibile stabilire l’età in base al grado di calcificazione delle ossa. Ma non è l’unica utilizzata. Tra le altre, c’è la valutazione dello sviluppo puberale e dell’apparato dentario. Quanto alla radiografia del polso, è scientificamente accertato che dà risultati estremamente inaffidabili dal momento che lo sviluppo scheletrico è condizionato da molti fattori come ad esempio l’alimentazione o le malattie. E stabilire l’età di ragazzi provenienti da varie parti del mondo e di diverse etnie con questo metodo, risulta piuttosto dubbio. Inoltre, in Italia non esiste un criterio unico e ogni struttura usa il suo. I metodi usati oggi in Italia per determinare l’età, sono stati sviluppati alcuni decenni fa, prevalentemente in popolazioni anglosassoni. Le popolazioni però, differiscono non solo nel patrimonio genetico, ma anche nel cosiddetto ambiente (abitudini alimentari, stili di vita, caratteristiche geografiche delle regioni dove vivono), e subiscono uno sviluppo diverso sul ritmo biologico.

Di conseguenza, secondo quanto riportato in uno studio svolto sul tema da Lodovico Benso e Silvano Milano, rispettivamente dell’Università di Torino e di Milano, una perizia basata su tale metodo non ha alcun fondamento scientifico e può essere fuorviante. I casi di ragazzi dichiarati maggiorenni e poi identificati minorenni, sono centinaia e questo non fa che dimostrare ancora di più l’inefficacia dei test. La soluzione è stata proposta attraverso il ‘Protocollo di Ascone’, un documento che mette in primo piano la multidisciplinarietà e che è stato sviluppato da un gruppo tecnico del Ministero della Salute, composto anche da membri del ministero dell’Interno e della Giustizia, ma mai adottato. Rinunceremo a questa pratica come hanno già fatto diversi paesi? E’ quanto ci auguriamo, perché la protezione di minori, già messi a dura prova dalla vita nonostante la loro giovane età, deve essere la priorità di ogni paese.

Paola Longobardi

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