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Adozioni internazionali in Italia: nel 2013 diminuisce il numero di bambini adottati

Il nostro paese è uno dei primi al mondo per ospitalità familiare ma, attualmente, sembra risentire della crisi internazionale e quindi di un calo delle adozioni.

Nel 2013 sono stati autorizzati all’ingresso in Italia 2.825 minori stranieri, a fronte dei 3.106 dell’anno precedente, con un decremento del 9%, a loro volta le coppie adottive che hanno portato a termine un’adozione nel 2013 sono state 2.291 rispetto alle 2.469 del 2012 con un decremento del 7,2%. Calano quindi le adozioni internazionali che in Italia costituiscono una tradizione ben consolidata negli anni.

L’adozione internazionale è uno strumento a beneficio dei bambini che non hanno la possibilità di essere inseriti in una famiglia nel proprio paese. Il primo principio è quello di vivere con la propria famiglia nel paese di origine. Se queste condizioni non sono possibili, allora si può intraprendere il percorso dell’adozione internazionale”. A dichiararlo a Piattaforma Infanzia è Monya Ferritti, Presidente del Coordinamento CARE. “Si tratta di togliere un bambino dal proprio contesto naturale e culturale quindi deve essere una scelta residuale”.

L’Italia è uno dei primi paesi al mondo per ospitalità familiare ma, attualmente, sembra risentire della crisi internazionale e quindi di un calo delle adozioni. “Le motivazioni del calo sono molte e complesse e dipendono sicuramente anche da un andamento mondiale. Queste sono in calo in tutti i paesi che facevano tradizionalmente adozioni, ovvero, Stati Uniti, Francia, Spagna e Paesi del nord Europa”, asserisce a Piattaforma Infanzia Anna Guerrieri, Presidente dell’associazione Genitori si diventa. Un decremento che è dovuto anche ai fattori sociologici dei paesi da cui arrivavano i bambini, ci sono Stati dove la qualità della vita e l’attenzione all’infanzia è fortunatamente aumentata.

I dati a cui facciamo riferimento sono relativi al 2013, ancora non sono disponibili numeri recenti per comprendere al meglio se effettivamente le cause del calo hanno motivazioni tutte italiane legate alla crisi nazionale o se comunque restano collegate esclusivamente a fattori sociologici e geopolitici.

Sicuramente le adozioni internazionali costano troppo e in un contesto di crisi economica e di sfiducia generale nei confronti dei sistemi e delle istituzioni, può incidere”, continua Anna Guerrieri, senza pensare anche alle situazioni a cui vanno incontro le famiglie e alle difficoltà di costruzione dei legami affettivi che necessitano un percorso lungo e attento, soprattutto se si parla di bambini più grandi. In Italia infatti si adottano molto di più rispetto al resto d’Europa, bambini dai 6 anni in su o bambini con ‘special needs’, ovvero “con difficoltà psico-cognitive, psicofisiche o bambini con difficoltà ad essere reinseriti nelle famiglie di origine”, ci spiega Monya Ferritti.

Un percorso delicato è anche quello dell’inserimento scolastico e nel dicembre 2014 sono infatti state emanate linee di indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottati. Una vera e propria guida redatta dal MIUR e dal Coordinamento CARE. Queste stabiliscono le procedure che i territori devono attuare per l’inserimento graduale del bambino adottato, nel pieno rispetto delle esigenze del soggetto e delle famiglie.

Paola Longobardi

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