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Alcol e minori: intervista a Tiziana Cassese, psicoterapeuta Aliseo

Aprile è il mese per la prevenzione dell’alcolismo e quest’anno è dedicato ai minori. L’uso di alcol da parte di adolescenti è piuttosto frequente e con Tiziana Cassese, psicoterapeuta e psicologa presso Aliseo, associazione del Gruppo Abele che si occupa dell’ascolto e del sostegno di persone che presentano problematiche legate all’abuso e alla dipendenza da alcol e dei loro famigliari, abbiamo affrontato il problema del consumo di alcol da parte dei minori. Attraverso un’intervista approfondita, abbiamo trattato diverse dinamiche che coinvolgono gli adolescenti: dai motivi del consumo, fino alle attività di prevenzione.

In Italia si inizia a bere sempre più precocemente, le ricerche hanno constatato che sin dall’età di 12 anni i giovani iniziano a fare uso di alcol, come si spiega questo fenomeno?

“E’ importante leggere attentamente i dati epidemiologici e le statistiche che vengono diffuse a livello nazionale. Secondo l’OMS infatti viene considerato a rischio il consumo anche solo di una bevanda alcolica tra i minori dagli 11 ai 15 anni. E’ importante dunque discriminare tra chi presenta un abuso della sostanza alcolica e le modalità del bere (se a pasto o fuori pasto, se da soli o in compagnia…) e chi invece inizia ad assaggiare bevande alcoliche all’interno di contesti tutelati (ad es. durante una ricorrenza o durante un pasto sotto la supervisione dei genitori). Quest’ultima modalità, sebbene nociva per i minori (ricordiamo infatti che i minori di anni 16 non posseggono il corredo enzimatico idoneo allo smaltimento della sostanza alcolica), non è inquadrabile all’interno di un bere problematico. E’ quindi molto importante specificare meglio cosa vuol dire che i giovani iniziano a fare uso di alcol a 12 anni, ponendo attenzione alle modalità e ai contesi del bere per evitare pericolose generalizzazioni”.

Quando un minore si trova a vivere in una famiglia dove uno dei genitori abusa di sostanze alcoliche, quali i rischi per il giovane e le conseguenze sulle possibili scelte future?

“Sicuramente per un minore avere un genitore che abusa o è dipendente da sostanze alcoliche può essere un fattore di rischio che può predisporre il minore a possibili comportamenti di abuso. Sappiamo bene che i minori guardano agli adulti come punti di riferimento importanti e l’esempio che l’adulto fornisce, rappresenta un’importante linea di comportamento da seguire. In questo senso i genitori hanno una grande responsabilità nei confronti dei figli. Le famiglie dove un genitore ha problematiche di dipendenza alcolica sono famiglie che portano vissuti emotivi difficili, dove il rancore, la tristezza, l’incomprensione e la confusione diventano elementi su cui i rapporti familiari si costruiscono. I figli di genitori alcolisti sono figli responsabilizzati precocemente, che sentono la fatica di dinamiche familiari difficili, di genitori assenti e di sentimenti di solitudine e paura”.

Quali le conseguenze sul rapporto tra genitore e figlio?

“E’ noto che l’alcoldipendenza produce notevoli danni all’interno della famiglia del bevitore inadeguato. Quando in famiglia c’è un alcolista, dialogo e comunicazione diventano sempre più difficili: il bere può diventare l’argomento principale di discussione. Spesso le conseguenze dell’alcoldipendenza si manifestano con conflitti che possono sfociare in frequenti litigi. Tipica è la dinamica per cui l’alcolista viene meno progressivamente ai propri ruoli e responsabilità sentendosi sempre più inadeguato e ai margini del nucleo familiare. In questa situazione i figli possono assumere i ruoli di “confidenti” e di alleati del genitore che non beve e nel contempo di “controllori” del genitore che beve.

In una famiglia in cui un genitore è alcolista in ogni caso i figli sentono e vivono il disagio famigliare e nei confronti del genitore che beve possono provare sentimenti di paura, sfiducia, rabbia, aggressività, vergogna.

In generale, quando subentra questo problema, i figli non possono vivere serenamente la loro età e devono assumersi anticipatamente responsabilità e ruoli tipici di fasi di sviluppo successive”.

I figli di chi abusa d’alcol sono soggetti a loro volta a rischio di abuso?

“Non ci sono ricerche che confermino questo dato. Esiste sicuramente una certa familiarità rispetto alle problematiche di abuso riferita all’imprinting che i modelli educativi anche negativi possono dare”.

Che tipi di percorsi vengono avviati nei confronti di minori che intende disintossicarsi dall’abuso?

“I minori che presentano un abuso alcolico possono intraprendere un percorso psico-educativo che permetta loro di comprendere le motivazioni che spingono ad usare in maniera problematica l’alcol. Attraverso la comprensione e la delineazione delle situazioni a rischio che possono predisporre ad un abuso alcolico si possono attuare delle strategie di evitamento e/o fronteggiamento in grado di arginare le situazioni rischiose. Inoltre l’approfondimento delle tematiche emotive legate all’abuso permettono di comprendere che funzione l’alcol ha assunto nella vita del minore, disinnescando la sua funzione all’interno della personalità. Nei casi più importanti di dipendenza alcolica si può valutare una presa in carico anche dal punto di vista medico”.

In ultimo, quali le misure di prevenzione e le buone pratiche da diffondere tra i più giovani affinché comprendano i rischi?

“A livello familiare è importante fornire un esempio positivo e moderato rispetto al bere. Inoltre è opportuno parlare ai ragazzi, rendendoli ben informati rispetto all’abuso di alcol e alle conseguenze in cui potrebbero incorrere. Per quanto riguarda i fattori di protezione rispetto a comportamenti di abuso la scuola e il contesto comunitario possono affiancare l’educazione familiare attraverso l’implementazione di quelle che dall’OMS vengono chiamate life skills. Esse sono competenze personali, emotive, cognitive e relazionali utili ad affrontare i compiti di sviluppo che ogni età richiede. Alcune life skills sono ad esempio il giudizio critico, la creatività, il problem solving, la comunicazione efficace, il riconoscimento delle emozioni. Attraverso l’attuazione di percorsi di prevenzione la scuola e i contesti formativi possono rappresentare un importante strumento educativo che permette un’amplificazione e stimolazione di tali competenze personali che possono rappresentare dei fattori di protezione importanti per l’eventuale emersione di comportamenti a rischio futuri”.

Paola Longobardi

 

 

 

 

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