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Bambini di strada. Nel mondo sono 150milioni

Bambini e bambine che vivono in situazioni di povertà e che per sostenere sé stessi e le proprie famiglie, sono costretti a lavorare, a subire violenze e a scappare anche da conflitti e guerre.

Abbandonati e spesso rifiutati. Sono i 150milioni di bambini che vivono nelle strade del mondo, che non hanno diritti e soffrono condizioni di vita insopportabili. Qualche settimana fa si è celebrata la Giornata Internazionale dei bambini di strada e in questa occasione Piattaforma Infanzia ha evidenziato il tema, ma ancora una volta vogliamo tornare sull’argomento per far sì che i riflettori rimangano sempre accesi sulla questione dei diritti violati dell’infanzia e dell’adolescenza. Bambini e bambine che vivono in situazioni di povertà e che per sostenere sé stessi e le proprie famiglie, sono costretti a lavorare, a subire violenze e a scappare anche da conflitti e guerre. “Una chiave per cambiare le vite dei bambini di strada è garantire la loro partecipazione in programmi e in politiche fondate sui diritti umani, garantendo una casa adeguata e l’accesso all’educazione” sottolineano gli esperti delle Nazioni Unite, che parlano di progetti di inclusione e interventi specializzati affinché si riesca a dare un futuro migliore ai più piccoli del mondo.  Lottare contro le discriminazioni è uno degli intenti dell’Onu, affiancato ad un grande lavoro per il riscatto sociale e l’educazione e l’istruzione, punti cardine dello sviluppo di ogni bambino.

In virtù di una prospettiva migliore, 74 esperti di tutto il mondo, hanno sottolineato come “l’insieme delle indagini sociologiche e le esperienze in questi ultimi 30 anni dimostrano che la vita dei bambini e delle bambine che vivono e lavorano in strada, va ben oltre le tattiche limitate e i comportamenti di ‘rischio’”. Inoltre, gli sforzi e le lotte per far fronte alla vita quotidiana, fa sì che si sviluppo in loro un sentimento di solidarietà con i propri coetanei, che insieme cercano di sopravvivere alla vita di strada cercando di abbattere le difficoltà. “La costruzione di un quadro adeguato è possibile attraverso una rete di esperti, sia del mondo universitario, delle ONG che delle stesse agenzie ONU”, continuano gli esperti, che affermano con decisione l’importanza del lavorare tutti insieme. “Crediamo che si debba andare avanti in questa direzione. Crediamo che sia vitale che tutti i punti di vista e le varie metodologie si riflettano in questo percorso attivato dalle Nazioni Unite”.

Sara Oviedo, Vice Presidente del Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, ha usato parole importanti, espresse nella sua recente visita in Colombia, che si trova ad affrontare il fenomeno dei bambini soldato. “Dobbiamo sradicare tutte le forme di violenza contro l’infanzia, lo sfruttamento sessuale, la violenza domestica, il reclutamento forzato da parte dei gruppi armati illegali, perché sono la causa della morte di tre bambini ogni giorno in Colombia. Esiste una pessima distribuzione della ricchezza che divide la maggioranza dei lavoratori dai padroni dei mezzi di produzione. In questo modo si rendono vulnerabili anche i diritti dei bambini e adolescenti a causa di una cultura purtroppo diffusa in Colombia che accetta la divisione tra ricchi e poveri e il mondo politico mantiene questo sistema di esclusione”. La Colombia rappresenta uno dei primi paesi al mondo per disuguaglianza sociale e a pagarne maggiormente le spese sono proprio i bambini. È necessario costruire la pace, che, secondo l’Onu, è l’unica via d’uscita e di riscatto per tutti i bambini colombiani e del resto del mondo.

Paola Longobardi

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