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Bambini soldato: intervista a Marcelo Garcia Della Costa, Intersos

Nella Giornata Mondiale contro i bambini soldato, Piattaforma Infanzia incontra Marcelo Garcia Della Costa, coordinatore Unità Programmi di Intersos.

In questa giornata così importante, qual è il messaggio da lanciare?

Noi di Intersos abbiamo lanciato da qualche mese una campagna contro i bambini soldato, che si conclude proprio oggi. L’iniziativa è stata portata avanti con l’intento di sensibilizzare sul tema dei bambini soldato, che purtroppo vede aumentare il suo numero. Ad oggi si parla di circa 250mila bambini, ma il fenomeno è in aumento perché i conflitti come sappiamo sono anch’essi in aumento. E nonostante ciò, dell’utilizzo bambini soldato se ne parla davvero poco”.

In Italia è stata creata una coalizione, come è strutturata?

Questa coalizione fa parte della campagna avviata e vede coinvolte diverse Ong, con Intersos come capofila. L’intento è sempre quello della diffusione di notizie relative alla questione di cui parliamo e lanciamo anche un video, ‘la scelta di Amadi’, che racconta appunto la storia di un bambino soldato. L’obiettivo di questo video è quello di sensibilizzare sicuramente, ma anche quello di raccogliere fondi per i nostri progetti e intervenire ancora in paesi come Myanmar, Sudan, Libano, dove già abbiamo fatto interventi di recupero. Quindi vorremo continuare a togliere i bambini soldato da questa vita e avviare della attività e servizi educativi che coinvolgano anche le famiglie di appartenenza per ricondurli ad una vita normale”.

Quali sono i traumi psicologici dei bambini vittime di questo fenomeno?

Sono traumi molti forti e non sempre è facile recuperarli. Dobbiamo ricordarci che sono bambini costretti a uccidere, violentare e fare del male anche ai loro stessi parenti. Questo è uno stato psicologico che li rovina per tutta la vita. Il nostro supporto è un supporto psicosociale che si svolge anche con attività ricreative. Ma non è facile recuperarli”.

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Perché vengono scelti i bambini?

Vengono scelti per vari motivi. Sono molto più influenzabili degli adulti, li arruoli raccontando anche cose non vere e addirittura, in molti conflitti, vengono arruolati con il consenso delle famiglie perché viene promessa una ricompensa. E inoltre, i gruppi armati sfamano più facilmente un bambino piuttosto che un adulto”.

Quali sono gli strumenti internazionali di cui disponiamo?

Ci sono gli strumenti internazionali in vigore, come la Convenzione sui diritti dell’Infanzia, datata solo 25 anni fa. Un trattato internazionale con il maggior numero di ratifiche, quelle di 194 Stati. Ed è documento vincolante, che stabilisce il divieto dell’impiego di bambini e adolescenti al di sotto dei 15 anni. Poi abbiamo lo Statuto della Corte Penale, del 1998, che riconosce come crimine di guerra l’impiego dei bambini soldato al di sotto dei 15 anni. Legge anch’essa vincolante. In ultimo, ci sono vari documenti delle Nazioni Unite, in particolare la risoluzione 1379 del 2001 che indica come compito del rappresentante speciale delle Nazioni Unite, quello di stilare un rapporto annuale indicando i paesi che non sono in linea con la questione dei bambini soldato, quelli che attualmente sono Congo, Liberia, Sierra Leone, Rwanda e Uganda. E poi ci sono i Principi di Parigi del 2007 che non sono vincolanti e sono stati messi a punto durante una conferenza a cui hanno partecipato 52 Paesi”.

Sono efficaci questi strumenti?

Sono strumenti preventivi che la comunità internazionale si è data. Sono documenti importanti e funzionanti, portano dei risultati come accaduto attraverso le condanne della Corte Penale Internazionale per il caso del Congo, con Lubanga condannato per crimini di guerra e per l’arruolamento dei bambini solato in particolare. Insieme al Congo, ricordiamo anche i casi dell’Uganda e del Sud Sudan. Sono strumenti deterrenti e vincolanti e c’è sempre maggior sensibilità sul tema anche grazie a questi documenti”.

Possiamo definire il fenomeno dei bambini kamikaze analogo a quello dei bambini soldato. Possiamo quindi chiamare i bambini kamikaze i nuovi bambini soldato?

Sicuramente sì, perché sono bambini arruolati da milizie locali e gruppi armati con il fine di commettere dei crimini. Poi che utilizzino un mitragliatore o si facciano esplodere, il fine è sempre lo stesso, quello di uccidere”.

Paola Longobardi

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