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Comunità per minorenni: definizione criteri e standard

Il Garante per l’infanzia e l’adolescenza lancia le linee guida per gli standard nazionali in tema di accoglienza dei minori nelle comunità. “Un vero strumento di lavoro, per certi aspetti una rivoluzione del sistema”, dichiara Vincenzo Spadafora.

Ogni minorenne ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia e, nel caso in cui sia temporaneamente privo di un ambiente idoneo, deve essere affidato ad una famiglia o ad una persona singola in grado di garantirgli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno. Qualora questo non sia possibile, si prevede il suo inserimento in una Comunità di tipo familiare. E il problema nasce proprio qui. Sul nostro territorio nazionale, gli standard di accoglienza si differenziano in base alle regioni, per questo, dal Garante nazionale per l’Infanzia e Adolescenza, nasce l’esigenza di creare una linea unica per le comunità di accoglienza. È necessario, secondo il Garante, creare una rete che includa al proprio interno la famiglia, la scuola, la parrocchia e i centri educativi che aiutino i ragazzi su ogni fronte e soprattutto coloro che sono fuori famiglia per le ragioni più diverse.

Il documento di proposta intende dunque identificare gli standard di accoglienza a livello nazionale ed è stato anche previsto che i servizi sociali territoriali dispongano di una anagrafe ragionata delle strutture, una sorta di banca dati con tutte le informazioni utili per indirizzare il minorenne nella comunità giusta. “Un vero strumento di lavoro, per certi aspetti una rivoluzione del sistema”, ha commentato il Garante.

Il tema delle comunità per minori è stato al centro dell’attenzione mediatica per diverso tempo, facendo emergere diverse falle che appartengono a questo sistema di accoglienza.

L’obiettivo del nostro lavoro è quello di guardare al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza in ottica prospettiva e d’insieme – ha dichiarato Vincenzo Spadafora -Mettiamo questo documento a disposizione dello Stato e delle Regioni con la speranza che le indicazioni e le linee di indirizzo presenti possano diventare prassi consolidate in futuro. Proposte formulate coinvolgendo nel processo di redazione il maggior numero di interlocutori, compresi i primi destinatari, i bambini e gli adolescenti”.

In virtù delle tutele che devono essere garantite ai minori di 18 anni, il documento si propone come strumento atto al miglioramento della qualità e degli standard, con il fine di garantire ad ogni bambino e adolescente, quello che nella Convezione Onu sui diritti del bambini, viene esplicitato, ovvero il diritto ad una crescita sana ed equilibrata anche se non si ha una famiglia propria. E proprio in questo caso lo Stato è chiamato ad intervenire ancora di più per tutelare i minori particolarmente vulnerabili perché soli.

Accoglienza, crescita e ascolto, le parole chiave per una strategia del benessere dei minori.

Paola Longobardi

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