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Conflitti armati e scuole sicure. Arriva la dichiarazione dell’Onu

L’intento è quello di impegnarsi seriamente all’approvazione e utilizzo delle nuove linee guida per proteggere scuole e università dall’uso militare durante conflitti armati.

Attacchi, saccheggi, chiusure obbligate e bombardamenti. Questo subiscono le strutture scolastiche nei territori dove sono in atto conflitti armati. Edifici che spesso vengono utilizzati come luoghi di ricognizione militare o nei casi migliori, come rifugio per la popolazione. La cosa certa è che durante le guerre, il rischio che queste vengano bombardate è molto alto, anche quando sono frequentate dai bambini. Purtroppo, nonostante la normativa internazionale esistente sia molto chiara in tema di protezione dei beni civili, soprattutto se destinati a categorie protette come i minori, non vengono risparmiate. “Centinaia di migliaia di bambini in tutto il mondo trovano le loro scuole sotto attacco o utilizzate da forze armate o combattenti impegnati in lunghi conflitti”, ha sottolineato Zama Coursen-Neff, direttore per i diritti dei bambini presso Human Rights Watch. Per questo nasce la necessità di un documento ulteriore che impegni gli Stati firmatari ad una garanzia di protezione e corretta destinazione delle strutture scolastiche. “La Dichiarazione scuole sicure, che sarà discussa al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 18 giugno, sarà uno strumento concreto a disposizione dei paesi per impegnarsi a proteggere l’istruzione dei bambini, anche durante i conflitti armati”.

Resa pubblica a Oslo, in Norvegia, lo scorso fine maggio, la Dichiarazione scuole sicure ha attualmente 38 paesi aderenti. L’intento è quello di impegnarsi seriamente all’approvazione e utilizzo delle nuove linee guida per proteggere scuole e università dall’uso militare durante conflitti armati. Alle parti coinvolte nel conflitto, si chiede di evitare l’uso delle scuole per fini militari e di evitare di renderli obiettivi per l’avversario. La Dichiarazione è il risultato di un processo avviato nel 2012 dalla Coalizione globale per la protezione dagli attacchi all’istruzione. “L’uso militare di scuole è un problema molto diffuso ma risolvibileha detto Coursen-Neffe i paesi che agiscono ora per porre fine a questa pratica saranno leader nel rendere le scuole sicure per i bambini”.

È dimostrato che in almeno 26 paesi, da dieci anni a questa parte, le scuole siano state usate come basi, caserme, centri di detenzione, depositi di armi, sia dalle forze armate riconosciute, sia da gruppi di combattenti. Una pratica che genera rischi continui a insegnanti e studenti che spesso rimangono coinvolti nei conflitti a fuoco. In alternativa, quando il destino decide loro di risparmiargli la vita, sono costretti ad interrompere il ciclo di studi a causa della chiusura forzata delle strutture per lunghi periodi.

Paola Longobardi

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