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Continuano gli sbarchi di migranti e non si fermano neanche i naufragi

“Dobbiamo purtroppo rimarcare ancora una volta l’assenza totale di un adeguato intervento europeo”, dichiara Christopher Hein, direttore del CIR. Mentre la situazione psicologica dei minori è preoccupante, “gravi ripercussioni sulla psiche di questi ragazzi”, dichiara Federica Giannotta, Responsabile Advocacy e Programmi Italia di Terre des Hommes.

Uomini, donne, e bambini in fuga principalmente dall’Eritrea e dalla Siria. Sono i 1.700 migranti soccorsi nelle scorse ore nel canale di Sicilia. Continuano infatti gli sbarchi sulle coste italiane di persone che scappano da guerre e persecuzioni. E purtroppo continuano anche le morti in mare, un bilancio che nel 2015 si fa più drammatico ancora. Il Consiglio italiano per i Rifugiati – CIR – denuncia l’insufficienza dell’Operazione Triton e delle scarse politiche europee in tema di migrazione e soccorsi. “Alla guardia costiera e alla marina militare italiana va il nostro grande apprezzamento: senza il loro continuo intervento, e il loro coordinamento con le navi commerciali, questa macabra conta vedrebbe numeri sicuramente maggiori. Ma dobbiamo purtroppo rimarcare ancora una volta l’assenza totale di un adeguato intervento europeo. Nonostante le tante richieste non è stato elaborato alcun nuovo orientamento strategico e non sono cambiate le regole di ingaggio di Frontex. È evidente che il salvataggio in mare di migliaia di persone non può rimanere un tema solo italiano” dichiara Christopher Hein, direttore del CIR.

Più volte sono stati richiesti corridoi umanitari per garantire alle migliaia di persone che fuggono, approdi sicuri senza correre i pericoli noti dei pericolosi viaggi via mare, ma ancora non sono state attuate azioni concrete. “Se non agiamo sulle cause, costringeremo sempre le persone a mettere a rischio le loro vite. Andare ad agire sulle ragioni è questo che la politica italiana ed europea dovrebbero fare: dare alternative per entrare in modo protetto e legale nella Fortezza Europa. Vie legali che, vogliamo sottolineare, si devono affiancare e non devono in alcun modo limitare le vie spontanee di accesso al territorio italiano ed europeo. Vogliamo solamente che queste persone possano avere delle alternative sicure.” conclude Hein.

La ripresa degli sbarchi e i nuovi afflussi di migranti nei Centri di Accoglienza, mettono ancora di più a dura prova le condizioni dei tantissimi minori non accompagnati che sono in attesa di essere collocati in apposite comunità a loro dedicate. “Questa prolungata incertezza, che può durare anche 10 mesi in palese contrasto con il concetto di ‘pronto collocamento’ previsto dalla legge ha gravi ripercussioni sulla psiche di questi ragazzi che ai traumi vissuti nel viaggio per raggiungere l’Italia aggiungono frustrazione e senso di solitudine”, dichiara Federica Giannotta, Responsabile Advocacy e Programmi Italia di Terre des Hommes. “La nostra organizzazione è da poco tornata a operare nella Sicilia Orientale con il progetto Faro perché abbiamo riscontrato un forte bisogno di sostegno psicologico e psicosociale per i minori migranti nei CPSA. I ragazzi spesso sono abbandonati a sé stessi, diventano apatici, vittime di un’attesa infinita che non riescono a comprendere. In questo vuoto i più deboli finiscono per soccombere alle proprie ansie, hanno atteggiamenti autolesivi, o al contrario diventano aggressivi”. I progetto è in collaborazione la Fondazione d’Harcourt e Gaia Monatuti, managing director della stessa, dichiara: “abbiamo deciso di contribuire alla realizzazione del progetto Faro perché crediamo che ogni persona, anche la più vulnerabile come nel caso dei minori stranieri non accompagnati, abbia bisogni che vanno oltre quelli puramente materiali e infinite risorse che, se valorizzate, possono favorire lo sviluppo della persona in tutte le sue potenzialità. Riteniamo quindi essenziale investire nel supporto psico-sociale per un reale e sostenibile sviluppo del capitale umano e del capitale sociale”.

Purtroppo di un numero di minori stranieri non accompagnati, ancora non confermato da nessuna autorità italiana, non si sa più nulla. Spesso infatti accade che si allontanino dalle strutture di accoglienza facendo perdere le proprie tracce. Le ipotesi sul loro destino sono le più disparate, dall’allontanamento volontario per ricongiungersi con conoscenti e amici, allo sfruttamento della malavita, fino al timore del traffico di organi, come riferito anche dal presidente del Senato, Piero Grasso.

Paola Longobardi

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