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Dagli anni ’90 ad oggi: i progressi dell’infanzia in Romania

L’ingresso della Romania nell’UE ha accelerato le politiche sull’infanzia, migliorando la condizione dei diritti dei minori ne paese. Su Piattaforma Infanzia la testimonianza di Andrea Rampini, direttore di BiR, Bambini in Romania.

La Romania è un paese in crescita e rispetto a 20 anni fa, in tema di infanzia e diritti dei minori ha compiuto passi importanti. Piattaforma Infanzia ha incontrato Andrea Rampini, direttore dell’associazione BiR, Bambini in Romania, che opera sul territorio da oltre 15 anni. “Negli anni ’90 abbiamo trovato una situazione caratterizzata da elementi di urgenza ed emergenza notevoli. Un numero molto alto di minori abbandonati e ospitati negli orfanotrofi, centri di grandi dimensione con più di 100 bambini e ragazzi in ogni istituto. Erano oltre 80mila i ragazzi senza famiglia”.

Le grandi difficoltà economiche di quel periodo, hanno influito molto sul destino dei minori e l’abbandono ha avuto dei picchi molto alti. “L’emergenza dell’abbandono è stato il primo tema di cui ci siamo occupati e insieme ad altre organizzazione, alla fine degli anni ’90, abbiamo affrontato la questione dei ragazzi di strada”. Altrettanto numerosi, infatti, sono stati gli adolescenti che si allontanavano dalle proprie famiglie o dagli istituti di accoglienza alla ricerca di una autonomia nelle grandi città del Paese. La cronaca internazionale ha parlato a lungo dei bambini di strada di Bucarest, le centinaia di minori che trovavano rifugio nelle fognature della città e che ogni tanto riemergono tra le righe di qualche giornale. Ragazzi che si arrangiano la vita e che per non sentire la fame e il freddo inalano un solvente per vernici.

Ma, “dal 1999 ad oggi è successo di tutto. La Romania si è trasformata, si è avvicinata all’Unione europea ed è entrata a farne parte”, dichiara Andrea Rampini. “Questa è stata un’accelerata significativa dal punto di vista delle politiche dell’infanzia e le condizioni degli istituti sono migliorate oltre al fatto che il numero di minori lontano dalle famiglie è diminuito”.

Quello che emerge nell’attualità è la questione delle migrazioni internazionali, ovvero, “la nuova frontiera che chi si occupa di infanzia in Romania si è trovato a dover affrontare”, continua Rampini, raccontandoci che il numero massiccio di persone che dalla Romania si sposta per lavoro, ha dato vita a forme di famiglia transnazionali che a volte non riescono a sostenere le difficoltà della lontananza. Per questo, spesso ci si trova davanti a generazioni di bambini e adolescenti in carico ai servizi sociali.

La stampa li definisce ‘orfani bianchi’, ma il direttore di BiR, non è molto d’accordo con questo tipo di espressione. “Sono molto critico nei confronti di questo approccio da parte dei media. Hanno schiacciato un fenomeno complesso riducendolo alla semplificazione di alcuni casi di cronaca nera o singole biografie sfociate magari in fatti drammatici e situazioni difficili”. Le migrazioni internazionali ci sono sempre state e, specifica Rampini, chi emigra non significa che lasci in stato di abbandono i propri figli, che spesso vengono affidati ad altri familiari. “Non è giusto chiamare orfani ragazzi che i genitori li hanno ma che per scelta lavorativa e per creare condizioni di un futuro migliore migrano per lavoro”. In un sistema socio economico quale quello delineato dall’Unione europea, dove le politiche finanziarie vanno ad alta velocità, quelle sociali hanno un passo troppo lento e secondo l’esperienza di Bambini in Romania, i casi di vulnerabilità sono ancora molti, certo, come d’altronde anche in Italia. “C’è bisogno di un welfare transazionale ed europeo. L’infanzia ha ancora delle zone d’ombra molto importanti, ma questo vale anche per l’Italia”, conclude Andrea Rampini.

Paola Longobardi

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