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Dal ministero della giustizia il dizionario dei comportamenti devianti online

Uno strumento che aiuta a riconoscere i comportamenti nocivi online legati al fenomeno del cybercrime. Si rivolge ad adulti, insegnati, educatori e minori.

Ci vogliono nuove leggi per i reati online”, a dirlo è il ministro della giustizia Andrea Orlando che pone tra gli obiettivi nuove norme per la tutela dei minori. Internet è un mondo che ha stravolto la quotidianità di una volta e i giovani si immergono in questo scenario che oscilla tra il reale e il virtuale, spesso andando inconsapevolmente incontro a dei rischi elevati. Per questo arriva iGloss@ 1.0, la prima guida che raccoglie, dalla A alla W, tutte le azioni ‘a rischio’ in rete, a cominciare da quelle che possono costituire reato. Una guida online rivolta non solo agli addetti ai lavori ma anche a genitori e figli.

Diverse tipologie di crimini e comportamenti devianti possono coinvolgere i minori, lo abbiamo affrontato molte su Piattaforma Infanzia e continueremo a farlo nella speranza che sempre più tutele si traducano nel rispetto dei minori. Al centro anche dell’agenda politica, il tema del rapporto tra adolescenti e web è curato anche dalle grandi aziende che sono in rete e sui social network. E proprio per questo, iGloss@ 1.0, un abbecedario composto da 55 voci e realizzato dall’Ufficio Studi, Ricerche e Attività Internazionali del Dipartimento Giustizia Minorile e dall’IFOS Master in Criminologia clinica e Psicologia Giuridica, ha l’obiettivo primario di tutelare gli under18 che approcciano al web. Una iniziativa patrocinata da Google Italia, dall’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia e dall’Ordine degli assistenti sociali.

Il mondo degli adulti non ha sovente gli strumenti utili a decodificare il crimine online. Per trattare questo fenomeno c’è bisogno di un nuovo impianto normativo. Apprezzo il lavoro svolto dalla commissione Affari costituzionali e auspico che il disegno di legge sui crimini online in esame al Senato sia approvato al più presto perché riconoscere il reato online è un fenomeno sempre più diffuso e sempre più pericoloso” ha dichiarato il ministro della Giustizia.

Insomma, uno strumento che aiuta a riconoscere i comportamenti nocivi online legati al fenomeno del cybercrime, sempre più diffuso ma di difficile identità per gli adulti e che aiuta ad inquadrare le azioni compiute in rete e a capirne le eventuali conseguenze sociali.

Paola Longobardi

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