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Diritti dei minori in Italia: presentato l’ottavo rapporto di monitoraggio della CRC

 

“I trasferimenti monetari hanno una efficacia temporale che non produce le stesse risultanze di politiche attive. Per cambiare determinate condizioni bisogna intervenire sul piano culturale e sociale”, dichiara il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociale, Giuliano Poletti.

Alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, questa mattina a Roma, è stato diffuso l’ottavo rapporto di monitoraggio del Gruppo CRC, costituito da 90 associazioni, che fa il punto sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia. A presiedere l’incontro, Arianna Saulini, Coordinatrice del Gruppo CRC che ha illustrato, insieme a Diego Cirpiani ed Elena Innocenti, rappresentanti del Gruppo di monitoraggio, la situazione attuale nel nostro paese.

Quello che emerge è ancora una negazione dei diritti dei minori, che tra povertà, carenza di servizi e mancanza di coordinamento delle strutture preposte alla tutela, causano una condizione di necessità sempre più evidente. Un bambino su 7 nasce e cresce in condizioni di povertà assoluta, uno su 20 assiste a violenza domestica, mentre uno su 100 è vittima di maltrattamenti. E ancora, un bambino su 20 vive in aree inquinate e a rischio di mortalità, uno su 50 soffre di una condizione che comporterà una disabilità significativa all’età dell’ingresso nella scuola primaria, uno su 500 vive in strutture di accoglienza. Più di 8 bambini su 10 non possono usufruire di servizi socio-educativi nei primi tre anni di vita e 1 su 10 nell’età compresa tra i 3 e i 5 anni. Nel 2013 in Italia sono andati al nido solo 218.412 bambini, pari al 13,5% della popolazione sotto i tre anni. E la situazione nel Mezzogiorno è ancora più grave. Insomma, il sistema organico di politiche per l’infanzia, su cui il nostro paese si era impegnato con la ratifica della Convenzione, non è stato ancora realizzato.

Ci sono bambini che fin dalla nascita soffrono di carenze che ne compromettono lo sviluppo fisico, mentale scolastico, relazionale – dichiara Arianna Saulini, di Save the Children e coordinatrice del Gruppo CRC. “Tra questi eventi, indicati come fattori di rischio, figurano condizioni sfavorevoli durante la gravidanza, cure genitoriali inadeguate, violenza domestica ed esclusione sociale. Per questo chiediamo che il prossimo Piano Nazionale Infanzia dedichi speciale attenzione ai primi anni di vita del bambino, che vengano realizzate politiche adeguate per superare il divario territoriale nell’offerta educativa e di costruire un qualificato sistema integrato per l’infanzia e l’adolescenza, impegnando adeguati e stabili investimenti finanziari e introducendo un meccanismo permanente di monitoraggio della spesa”.

Considerando la questione delle risorse, il rapporto evidenzia che manca ancora una strategia nazionale e una visione di lungo periodo.

Parla invece di Governance il Ministro Poletti e della distribuzione di competenze e ruoli, insieme a quelle forme che aiutano a costruire il tessuto sociale. “Enti locali e risorse sono alla base – dichiara – ma devono necessariamente dialogare tra loro. Questo è lo sforzo che dobbiamo fare costruendo logiche di governance diverse”. Secondo il Ministro tra le priorità c’è senza dubbio la lotta alla povertà. “La crisi ha fatto crescere questo dato. Dentro questo tema si riflettono le politiche categoriali ed è un genere di politica che induce il vizio di usare impropriamente lo strumento. I trasferimenti monetari hanno una efficacia temporale che non produce le stesse risultanze di politiche attive. Per cambiare determinate condizioni bisogna intervenire sul piano culturale e sociale”.

Assegnare giuste responsabilità potrebbe essere la soluzione, suggerisce Poletti, aggiungendo che le collaborazioni inter-istituzionali sono di rilevante importanza. “Ci vogliono politiche che premiano la collaborazione affinché questa non sia un obbligo ma un incentivo –  continua – noi lavoreremo sulle tematiche proposte e sulle risultanze dell’analisi”.

Bisogna, dunque, costruire politiche stabili e infrastrutture capaci di produrre quello che si ritiene necessario, senza doverle smontare ogni anno e per la lotta alla povertà è necessario riorganizzare la pluralità degli strumenti già presente e ridistribuirli secondo nuove politiche, considerando che il punto da cui ripartire è proprio l’infanzia.

Paola Longobardi

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