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Diritti delle future donne. Tanti i progressi ma la strada è ancora lunga

“È un anno fondamentale per far progredire la causa dei diritti umani delle donne”. Ban Ki-moon, Segretario Generale dell’Onu, nella Giornata Internazionale della Donna. Piattaforma Infanzia ha voluto riproporre il messaggio facendo il punto della situazione.

Dalla Nigeria alla Somalia, in Siria e in Iraq, i corpi delle donne sono stati trasformati in campi di battaglia per i guerrieri che svolgono strategie specifiche e sistematiche, spesso sulla base di etnia o religione”. Sono le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite in occasione della Giornata Internazionale delle Donne. All’indomani della celebrazione di questa giornata importante a livello globale, una riflessione è di dovere. A partire dal tema della violenza per arrivare a quello dei riconoscimenti economici nel mondo del lavoro, la condizione delle donne ha fatto molti progressi nel corso degli ultimi 20 anni, ma ancora troppa strada c’è da percorrere. E i chilometri più pesanti e in salita, sono sicuramente quelli che interessano la tutela di milioni di bambine e giovani adolescenti nel mondo. Le donne-bambine vengono spesso attaccate per avere la pretesa del rispetto dei propri diritti, come quello dell’istruzione e l’accesso ai servizi di base. Violentate e trasformate in schiave del sesso, vengono impiegate anche come premi per i combattenti rivoluzionari o rese merce di scambio.

Il mondo deve unirsi in risposta al targeting di donne e ragazze da parte di estremisti violenti”, afferma Ban Ki-moon nel suo discorso, ricordando come il devastante conflitto nella ex Jugoslavia abbia acceso l’attenzione sullo stupro come strumento di guerra. Oggi ci troviamo ancora davanti a conflitti in cui non vigono regole e giovani ragazze vengono utilizzate come sorta di armi da parte di estremisti violenti. Eppure, nonostante tutto questo faccia distogliere l’attenzione sui progressi avvenuti negli anni, possiamo confermare che questi ci sono stati. Le giovani donne nel mondo hanno raggiunto importanti traguardi, come lo dimostra un maggiore accesso al settore dell’educazione e istruzione, così come è diminuito notevolmente il numero di donne che muoiono di parto, per arrivare alle maggiori possibilità nel mondo del lavoro.

Accolgo con favore questi progressi, ma allo stesso tempo, dobbiamo riconoscere che i guadagni sono stati troppo lenti e irregolari e che dobbiamo fare molto di più per accelerare i progressi in tutto il mondo”. Secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite, bisogna darsi ancora molto da fare al fine di garantire una parità di condizione e di diritti a tutte le donne del mondo, grandi o piccole che siano. Investire attraverso politiche di uguaglianza, sensibilizzazione ed educazione al rispetto dei diritti, sono le fondamenta di una strategia internazionale comune, aiutata da più investimenti e aiuti umanitari, necessari al reale raggiungimento degli obiettivi.

Ma non sono solo le comunità in conflitto ad avere disparità di genere. Anche in Stati dove regna la pace, molte ragazze e donne subiscono ingiustizie. Mutilazioni genitali, violenze fisiche e psicologiche, discriminazioni. E non c’è età che faccia la differenza. In Italia uno dei dati più preoccupanti è quello relativo alla violenza domestica e secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) si tratta di un crimine che nel nostro Paese non viene denunciato in oltre il 90% dei casi. Ogni anno sono circa 100 le donne che vengono uccise per mano di un uomo. Tra loro non sono incluse le giovani adolescenti che perdono la vita per la perversione di qualcuno e coloro che subiscono soprusi di ogni genere. “Questo è un anno fondamentale per far progredire la causa dei diritti umani delle donne. La comunità internazionale è al lavoro sulla creazione di un nuovo programma di sviluppo sostenibile, che si baserà sugli obiettivi di sviluppo del millennio e delle politiche di forma e investimenti sociali per la prossime generazioni”, conclude Ban Ki-moon nella Giornata Internazionale della Donna 2015.

Paola Longobardi

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