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‘Diritto alla scuola, diritto al futuro’ per i bambini Rom

Un programma che prevede la sottoscrizione di un contratto tra le famiglie Rom e la Comunità di Sant’Egidio e per ogni studente è prevista una borsa di studio mensile di 50 euro, sulla base del rispetto di determinate condizioni.

La questione dei Rom è sotto tutti i riflettori mediatici e spesso, a causa di pregiudizi e stereotipi, e seguendo a volte la scia delle discussioni politiche, si tende a mettere da parte il buon senso e la ragionevolezza che dovrebbe portare l’opinione di massa a guardare con gli stessi occhi bambini in una condizione di vulnerabilità maggiore. Sia perché una minoranza, sia perché vivono in quella povertà che produce anche un senso di vergogna in quanto cittadini italiani.

In virtù di questo e per favorire l’integrazione, la Comunità di Sant’Egidio ha avviato nelle città di Roma, Napoli e Milano dal 2008, un programma per favorire la scolarizzazione, il successo scolastico e l’inserimento dei minori rom e delle famiglie. Il programma prevede la sottoscrizione di un contratto tra le famiglie Rom e la Comunità di Sant’Egidio e per ogni studente è prevista una borsa di studio mensile di 50 euro, sulla base del rispetto di determinate condizioni, ovvero, l’impegno della famiglia si impegni a far frequentare regolarmente la scuola, oltre all’impegno che il contributo erogato sia speso per l’istruzione del bambino. Inoltre, viene proibita l’attività di accattonaggio e i risultati raggiunti dalla frequenza scolastica devono essere positivi. Il mancato rispetto di tali impegni comporta l’automatica sospensione dell’erogazione della borsa di studio. Una rete instaurata tra la Comunità di Sant’Egidio e le strutture scolastiche, garantisce anche il coinvolgimento dei genitori in iniziative di informazione e sensibilizzazione, inserendo i minori nelle ‘scuole della pace’. Un programma che ha portato diversi successi e proprio ieri, a Napoli, sono stati presentati i risultati dell’anno scolastico in conclusione.

Gli studenti che hanno beneficiato dell’intervento sono 160, di età compresa tra i 6 e i 16 anni. Tutti in obbligo scolastico, ma molti in ritardo rispetto alla classe di età anagrafica.  In molti casi, dunque, si è trattato di un reinserimento scolastico. “Il programma ‘Diritto alla scuola, diritto al futuro’ ha puntato la propria attenzione sulla condizione dei minori rom, nella convinzione che attraverso di essi sarebbe stato possibile anche coinvolgere le famiglie”, dichiara a Piattaforma Infanzia Antonio Mattone, uno dei responsabili del progetto, il quale ha espresso fermamente come una vera integrazione sia possibile partendo proprio dai bambini.

Nel corso degli anni il numero delle scuole coinvolte è aumentato e tutti gli studenti hanno una valutazione media buona”, continua Antonio Mattone. Ma il dato più significativo e rilevante è quello della partecipazione dei genitori. “Attraverso i figli, anche loro si sono riavvicinati alle istituzioni scolastiche. Sebbene restino alcune diffidenze reciproche, i genitori cominciano a recarsi presso le scuole per discutere con gli insegnanti dei modi migliori per prendersi cura dei figli e, in un caso, una giovane mamma rom è stata anche eletta rappresentante di classe”.

Il Miur riferisce che sono 647 gli alunni rom frequentanti le scuole della Campania per l’anno scolastico 2013/14. Questo significa che quasi uno studente rom su quattro è stato inserito a scuola attraverso il programma ‘Diritto alla scuola, diritto al futuro’, programma che oggi è considerato anche una best practice a livello europeo.

Paola Longobardi

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