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Dritti al cuore dei più piccoli. È la mission di Bambini Cardiopatici nel Mondo

I bambini cardiopatici nel mondo sono tantissimi e oggi, noi di Piattaforma Infanzia, intendiamo proporre ai nostri lettori un articolo sul tema, parlando delle attività che l’associazione Bambini cardiopatici nel Mondo svolge da 20 anni.

Come medico e chirurgo, mi occupo ormai da decine di anni delle patologie congenite del cuore dei bambini, – ci racconta il presidente dell’associazione, Prof. Alessandro Frigiola, Primario di cardiochirurgia pediatrica IRCCS, Policlinico San Donatoperché sono sempre stato affascinato dalla funzione inesauribile di questo ‘motore’, fonte della vita. Bisogna considerare che solo 40 anni fa non esistevano soluzioni chirurgiche per correggere le malformazioni congenite e le metodiche diagnostiche erano assai limitate, tant’è che per diversi anni le patologie cardiache nei bambini sono state un problema di difficile soluzione, anche per le equipe mediche e chirurgiche più preparate e aggiornate”. Nel suo racconto, il presidente dell’associazione, esprime le emozioni di un percorso avviato tanti anni fa e a momenti di sconforto e frustrazione, sono poi seguiti periodi di grande determinazione, grazie al lavoro intenso e di ricerca serrata per individuare nuove soluzioni e cure sperimentali. Oggi la cardiochirurgia pediatrica moderna ha fatto grandi passi avanti, cambiando la storia della medicina e la sorte di tantissimi bambini. “Purtroppo, però, nei Paesi in via di sviluppo non c’erano le condizioni per ottenere gli stessi risultati, per carenza di formazione medica, cultura scientifica, personale, strumenti e medicinali, tanto che la mortalità infantile per le cardiopatie congenite si aggira ancora oggi intorno al 90%. Per questo, insieme alla professoressa Silvia Cirri, oltre 20 anni fa, nel 1993, abbiamo deciso di mettere a disposizione esperienza, passione e sacrificio per continuare a lottare contro le patologie congenite del cuore anche nei Paesi in via di sviluppo”, continua Alessandro Frigiola. Nasce così l’associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo che ad oggi conta circa 350 missioni operatorie, oltre 2500 operazioni salva-vita e circa 8000 diagnosi effettuate. “In Siria e Camerun abbiamo realizzato due centri cardiochirurgici all’avanguardia e quest’estate poseremo la prima pietra di una nuova struttura a Dakar, in Senegal. In oltre 20 anni di attività abbiamo finanziato oltre 300 borse di studio per medici stranieri”.

Ancora oggi le cardiopatie congenite sono tra le malformazioni più frequenti e costituiscono la prima causa di morte nella prima infanzia. Nel mondo ci sono più di 5 milioni di bambini malati di cuore. Ogni anno ne nascono 1.000.000, di cui 800.000 non hanno speranza di vita perché nati nei Paesi poveri, privi di medici e strutture ospedaliere adeguate, nonché territori in conflitto, come la Siria, “che rende molto più difficile ogni tipo di intervento da parte nostra – afferma il ProfessoreCiononostante, grazie al coraggio dei nostri medici sul posto, formati negli ultimi anni, alla generosità di tanti amici e sostenitori e all’aiuto ricevuto dall’autorità locale malgrado le difficoltà contingenti, il centro cardiochirurgico di Damasco, che abbiamo contribuito a realizzare, dal 2011 ha eseguito circa 500 interventi chirurgici, nonostante la grave situazione in cui versa il Paese ancora oggi”. Il tasso di mortalità causato da problemi cardiaci nei più piccoli, è pari al 3%, in linea con le performance delle strutture europee, nonostante gli anni di guerra e per continuare ad aiutare centinaia di bambini bisognosi di cure, “Bambini Cardiopatici nel Mondo ha deciso di continuare a sostenere il centro inviando medicinali e materiali, che, tra mille difficoltà, riescono ad arrivare al centro”.

In un mondo di conflitti e tensioni, i bambini sono coloro che vivono maggiormente le condizioni di disagio e vulnerabilità, per questo chiediamo al presidente e fondatore dell’associazione quale possa essere il messaggio da lanciare alla comunità internazionale in favore della salute di migliaia di piccole vite.In un mondo sempre più globale non possiamo ignorare il grido di aiuto che arriva dai Paesi in via di sviluppo, la cui situazione il più delle volte è aggravata anche da guerre e rivolte. Queste realtà non possono farcela da sole, ma hanno bisogno del sostegno della comunità medica mondiale per salvare i propri bambini, che sono il futuro di ogni Paese. Oggi vantiamo, infatti, numerose collaborazioni con un network internazionale di medici e infermieri che partecipano alle nostre missioni nei diversi Paesi nel Mondo per salvare vite. Siamo anche pronti a intervenire in prima persona con i Governi locali degli Stati bisognosi per favorire gli interventi e realizzare progetti sul lungo periodo che non siano limitati solo a operazioni periodiche: l’urgenza, oggi, è dare autosufficienza dal punto di vista medico, chirurgico e diagnostico a questi Paesi. La strada è ancora lunga, anche se i risultati cominciano a vedersi. Per andare avanti, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti”.

Paola Longobardi

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