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Essere mamma in Africa

In occasione della Festa della Mamma, abbiamo voluto fare un viaggio in Africa insieme al Cuamm, Medici con l’Africa, che ci ha raccontato la vita delle mamme in questo continente mentre, con WeWorld, abbiamo parlato di diritti.

Diverse le origini a cui si riconduce la Festa della Mamma. In Italia si celebra la seconda domenica di maggio e si festeggia a partire dagli anni ’50. Negli Stati Uniti, è legata ai movimenti sociali, quando Julia Ward Howe, un’attivista, propone una riflessione sull’inutilità della guerra, così come Anna M. Jarvis che negli anni a seguire e dopo la morte della propria madre, si batte per una festa nazionale dedicata a tutte le mamme.

Oggi il vero significato della Festa della Mamma non è molto chiaro, ma quello che è certo, è che si celebra l’affetto e l’amore che in ogni parte del mondo lega una madre ai propri figli. Il benessere dei bambini è conseguenza del benessere stesso delle mamme, ma non sempre ciò è garantito.

Situazioni di conflitto, catastrofi, e tragedie, fanno riflettere e in questa occasione Piattaforma Infanzia ha voluto chiedere al Presidente di Medici con l’Africa Cuamm, cosa significa oggi essere madre in un continente che affronta quotidianamente molte difficoltà e che opera in 7 paesi africani, tra cui il Sud Sudan, l’Etiopia e in Sierra Leone.

In occasione della Festa della mamma, un ricordo speciale, da parte nostra, va a tutte le mamme africane che sono sicuramente la parte più debole e più colpita della società, ma anche quella più pronta ad accettare aiuto e più capace di creare buone prassi per il bene di tutta la famiglia”, dichiara don Dante Carraro, direttore Cuamm, che ci riporta anche la riflessione di Maddalena Miccio, medico impegnato per l’organizzazione, che si esprime affermando che si entra nella società e nella famiglia africana, proprio attraverso l’incontro della donna e dei bambini. “Non si può pensare alle donne africane senza immaginarle mamme, con il loro bimbo sul dorso”, dichiara. Nella cultura africana il ruolo della donna è centrale nella gestione della casa, nella coltivazione e nell’allevare i figli che sono sempre numerosi.

In Africa si diventa mamme molto giovani. “L’età della prima gravidanza è spesso sotto i 18 anni, tra i banchi di scuola, a 13-16 anni, e queste madri-bambine continuano la loro vita in famiglia. Nella maggior parte dei casi, la gravidanza è ben accettata perché porta un grande dono, la vita, un dono che purtroppo qui è facile perdere”. Perdere un figlio è un doloro talmente grande che non ha parole per essere descritto, così come non ci sono parole per definire la grande dignità che queste donne dimostrano nel sopportare il dolore. “Mai un grido in sala parto, mai un lamento, assistono con assiduità i loro bimbi senza mai farsi prendere dalla disperazione. Quante volte ormai le abbiamo viste mute davanti al corpicino inerme del loro figlio, incapaci di assorbire tanto dolore, ma nello stesso rassegnate. Eppure trovano la forza necessaria: si caricano il fagottino inerme sulla schiena, come fosse vivo, solo coprendo il capo e il volto e si allontanano per andare a seppellirlo a casa”. Un grande impegno che vede protagonista il benessere della mamma e dei suoi piccoli. “Quattro anni fa, abbiamo deciso di lanciare un grande progetto in quattro ospedali e nei territori di riferimento di Angola, Etiopia, Tanzania e Uganda. Si chiama ‘Prima le mamme e i bambini’ ed è una sfida che vuole proprio aiutare nel momento delicato del parto e della nascita”. Garantire l’accesso gratuito al parto sicuro e la cura del neonato a quante più mamme possibile, è l’obiettivo e in tre anni dall’avvio, sono state 139.606 le vite salvate di mamme e bambini attraverso 63.803 parti assistiti di cui 4.999 cesarei. “Ma molta strada è ancora da fare”, conclude don Dante Carraro.

Al fianco delle donne, delle mamme e dei loro figli, anche WeWorld, che attraverso le parole di Anna Maria Fellegara, Vicepresidente dell’organizzazione, ci racconta che “le ragazze, le donne, che incontriamo nei nostri progetti, troppo spesso, non sono consapevoli della loro fondamentale rilevanza e le condizioni di disagio, povertà e abbandono in cui si trovano a vivere e che le rendono vittime di regole sociali emarginanti, nel Sud del Mondo e, con le dovute differenze, anche in Italia”. L’esperienza di WeWorld, convince sempre di più l’associazione che l’inserimento attivo nella comunità di riferimento e la consapevolezza sociale delle madri sortiscano effetti positivi anche sui bambini. E per festeggiare le mamme di tutto il mondo, l’associazione ha lanciato il progetto fotografico ‘Mothers. L’Amore che cambia il Mondo’, all’interno della campagna di sensibilizzazione ‘Mia Mamma è (anche) una Donna’, in difesa dei diritti delle madri in Italia e nel Sud del Mondo.

Paola Longobardi

 

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