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Estrema povertà e violenza. La situazione dei bambini nei territori palestinesi

Piattaforma Infanzia ha incontrato Marina Calvino, Segretario Generale di Unrwa Italia, che ha illustrato le difficoltà di vita dei minori palestinesi: abusi, violazioni di diritti e insufficiente livello nutrizionale.

I ricorrenti conflitti armati continuano a procurare un forte impatto psicosociale sulla popolazione di Gaza. Le ostilità dell’estate 2014 hanno ulteriormente peggiorato la situazione, con i membri più vulnerabili della società colpiti in gran numero e intensità”. Esordisce così Marina Calvino, Segretaria Generale di Unrwa Italia, raggiunta da Piattaforma Infanzia.

La situazione nei territori palestinesi è sempre molto calda e le notizie di cronaca pubblicate dai media di tutto il mondo, ci fanno vivere ogni giorno la drammatica realtà che i bambini si trovano ad affrontare quotidianamente. “Molti di loro sono stati testimoni delle stesse estreme immagini di morte e distruzione degli adulti e sono circa 3.300 i bambini rimasti feriti, alcuni in modo permanente”, continua Marina Calvino che illustra a Piattaforma Infanzia la situazione dei bambini di Gaza.

Le conseguenze psicologiche che i minori si trovano ad affrontare, hanno un peso estremamente importante sulla loro vita e soprattutto sul loro futuro. Per questo sono necessarie misure di supporto psicosociale e i team di Unrwa che operano nelle scuole, riferiscono che i giovani rifugiati mostrano problemi comportamentali ed emotivi, oltre al basso rendimento scolastico in correlazione al continuo conflitto.

Sovraffollamento e perdita della privacy hanno colpito in particolar modo donne e bambini e tutto ciò ha portato ad un incremento delle violenze domestiche e di genere, aggressioni sessuali e abusi sui bambini”.

Ma qual è una delle preoccupazioni più grandi? “Quella dell’insufficiente livello nutrizionale e di diversità del consumo alimentare, specialmente tra i bambini sotto i cinque anni, le donne incinte e in stato di allattamento”, fa sapere la rappresentante italiana dell’organo delle Nazioni Unite atto alla protezione e assistenza dei rifugiati palestinesi.

Situazione alimentare che è compromessa anche in altre zone, come la Cisgiordania, dove è alto anche il livello delle violazioni dei diritti umani e molti uomini e adolescenti vengono arrestati e detenuti, subendo violenze da parte dei militari israeliani.

Dall’inizio del conflitto siriano, la situazione dei rifugiati palestinesi in Siria, Giordania e Libano, è peggiorata notevolmente. “Un terzo delle nostre strutture sono state distrutte, danneggiate, o sono inutilizzabili a causa della mancanza di sicurezza, nonostante questo continuiamo ad essere operativi con uno staff di 4.000 persone e la gestione di 219 strutture in tutto il paese”, afferma Marina Calvino, precisando che la frequenza scolastica dei minori in Siria è garantita a 46.385 bambini ma che 68 scuole sono ancora chiuse perché danneggiate o adibite all’accoglienza degli sfollati. Ma l’inagibilità degli istituti scolastici non ferma la diffusione dell’istruzione. Infatti, in Siria, così come in altri territori, l’Unrwa ha avviato un progetto sperimentale attraverso l’utilizzo di UNRWA TV – il canale satellitare di Unrwa che trasmette lezioni di arabo, inglese e matematica – per la formazione a distanza.

Il trauma della guerra è talmente grande che il supporto psicosociale risulta l’altra priorità per recuperare tutti quei bambini che portano sulle proprie spalle e nel proprio cuore la tragedia della realtà che li ha colpiti.

Situazioni disperate sono vissute anche dai rifugiati palestinesi in Libano e mentre la Giordania ne vieta l’ingresso, molti entrano illegalmente nel paese. Estrema povertà e violenza la fanno da padrone. E a Yarmouk, in Siria, alla periferia di Damasco, c’è chi è costretto a raccogliere l’acqua dalle fognature, usare medicinali scaduti e mangiare erba.

Paola Longobardi

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