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Fermare l’anoressia. Domani in discussione la proposta di legge

Cure obbligatorie e gratuite nei casi più gravi per combattere questo disturbo alimentare che coinvolge 2,3milioni di adolescenti in Italia.

È uno dei disturbi alimentari più diffusi ed anche il più pericoloso. Individuata come prima causa di morte per psicopatologia dopo il suicidio, l’anoressia è un problema che colpisce sempre di più sin da bambini. Più frequente nelle femmine ma sono in aumento anche casi maschili e la manifestazione può avvenire anche alla tenera età di 8-10 anni. Nello specifico, secondo i dati Istat, sono 3milioni gli italiani che ne soffrono e di questi, 2,3milioni sono adolescenti. Il 95% dei casi coinvolge le donne, ma il fenomeno è in crescita anche tra gli uomini.

La chiamano anche la malattia che uccide, per questo, domani si discuterà alla Camera dei Deputati, una proposta di legge che intende imporre nutrimento, cure psicologiche e psichiatriche a ragazze e ragazzi che rifiutano il cibo. “Un provvedimento che ha l’obbiettivo di salvare tante vite”, dichiara la deputata Sara Moretto. Nella proposta si chiede il trattamento sanitario obbligatorio per i casi più gravi del disturbo alimentare, un problema che spesso viene individuato troppo tardi, portando a note conseguenze drammatiche. “Il trattamento sanitario obbligatorio per i pazienti affetti da disturbi alimentari e in pericolo di vita è un tema delicato e indispensabile da affrontare – afferma la deputataIl Tso si applica ai problemi psichiatrici. La bulimia e l’anoressia nervosa sono disturbi psichiatrici, ma non c’è una norma che obbliga i pazienti maggiorenni ad accettare la nutrizione obbligatoria, se la rifiutano. C’è un buco normativo. A volte i medici intervengono in autonomia, ma altre volte molte ragazze non accettano le cure e si lasciano morire lentamente. In altri casi decidono di suicidarsi”.

Dunque, cure obbligatorie e gratuite per arginare un fenomeno sempre più diffuso e legato a disturbi interiori che cronicizzano la malattia. Una proposta che nasce dalla presa di coscienza dei numeri coinvolti ma che intende seguire la scia dell’esperienza vissuta dall’ULSS 10 del Veneto, dove sono stati raggiunti risultati importanti sul tema del recupero di chi ne è vittima.

Mettere a disposizione delle famiglie strumenti idonei alla tutela dei propri cari, è uno degli obiettivi di questa proposta al cui interno è contenuta anche la richiesta dell’individuazione di strutture idonee a livello regionale dove poter svolgere i trattamenti di nutrimento obbligatorio e di assistenza psicologica.

Paola Longobardi

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