News

Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura

La Convenzione Internazionale proibisce l’utilizzo della tortura in qualsiasi circostanza. Un rifugiato su tre le ha subite. Mentre in Italia ancora non vi è una legge contro questa pratica disumana.

Ratificata da 157 Paesi e introdotta ben 31 anni fa, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, è lo strumento di cui i governi dovrebbero tenere conto e per cui dovrebbero essere abolite tutte le forme di violenza e tortura, sia fisica che psicologica, per estorcere informazioni, ottenere confessioni, mettere a tacere il dissenso o semplicemente come forma di punizione. Si celebra proprio oggi la Giornata Internazionale e Amnesty International, l’Ong nota per le battaglie a livello mondiale contro la tortura e in favore del rispetto dei diritti umani, ha denunciato negli ultimi cinque anni casi, isolati o regolari, di tortura o altri maltrattamenti in 141 paesi. Mentre 131 solo nell’ultimo anno.

La Convenzione Internazionale proibisce l’utilizzo della tortura in qualsiasi circostanza, ma nonostante ciò, continua ad essere ancora praticata infliggendo indicibili sofferenze sulle vittime. “Un rifugiato su tre, di quelli che arrivano in Italia, è vittima di tortura”, dichiara il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR). “Le vittime di tortura sono segnate da ferite e traumi che richiedono risposte specifiche, in grado di ricostruire ciò che la violenza della tortura e dell’esilio hanno distrutto: la loro identità familiare, legale, economica, politica, culturale, sociale”, si legge nella nota stampa diffusa per l’occasione. Donne, uomini e minori. Loro sono le vittime, senza distinzioni.

E intanto, nel nostro Paese ancora non esiste una legge che proibisca questa pratica. La storia degli ultimi anni ci ha raccontato eventi drammatici per cui l’Italia, il 7 aprile 2015, è stata anche condannata dalla Corte di Strasburgo per i fatti accaduti al G8 di Genova, nella scuola Diaz. Per questo, ancora una volta, Amnesty International Italia invita il parlamento a fare in modo che, a oltre un quarto di secolo dalla legge di ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, l’Italia introduca nel codice penale una normativa che preveda e punisca adeguatamente il reato di tortura.

Apprezziamo il fatto che il ministro dell’Interno riconosca la necessità della legge sul reato di tortura”, ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia. “Amnesty International è a sua volta convinta, e lo ricorda in continuazione, che l’introduzione del reato di tortura, sanzionando comportamenti criminali individuali, sarebbe nell’interesse delle forze di polizia e potrebbe contribuire a rafforzare il clima di fiducia tra la popolazione e le stesse forze di polizia”. Inoltre, aggiunge Marchesi, che dopo aver rassicurato le forze di polizia sull’eventuale introduzione della legge nel codice penale, il ministro Alfano dovrebbe rassicurare anche la Corte europea dei diritti umani, il Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e la comunità internazionale, esplicitando la volontà di onorare l’impegno che, con la ratifica della Convenzione, l’Italia ha preso 26 anni fa.

“Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, disumani e degradanti” (Dichiarazione universale dei diritti umani, articolo 5)

Paola Longobardi

 

Indietro
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.
OK