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Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti

La condizione di rom e sinti in Italia continua ad essere caratterizzata da politiche discriminatorie e segregative. Su Piattaforma Infanzia l’Associazione 21 Luglio, impegnata sul campo in difesa dei diritti soprattutto dei minori.

Si celebra oggi in tutto il mondo la Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti. Era l’8 aprile del 1971 quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo Rom e si costituì la Romani Union, la prima associazione mondiale dei Rom riconosciuta dall’Onu nel 1979.

Promuovere una maggiore conoscenza della cultura Rom e Sinta in Italia e dei fenomeni di razzismo che emergono, è possibile solo attraverso l’incontro e il confronto. Una buone pratiche che possono davvero portare al superamento dei pregiudizi e degli stereotipi. Più volte sanzionata dalla Comunità Internazionale, “l’Italia è l’unico Paese in Europa dove esistono i ‘campi’ per soli rom, ghetti creati, gestiti e finanziati dalle istituzioni che rappresentano luoghi di sospensione dei diritti umani”, dichiara a Piattaforma Infanzia l’Associazione 21 Luglio, attraverso il suo portavoce Danilo Giannese, responsabile comunicazione e ufficio stampa dell’organizzazione. Impegnata nella promozione dei diritti delle comunità rom e sinte in Italia, principalmente attraverso la tutela dei diritti dell’infanzia e la lotta contro ogni forma di discriminazione e intolleranza, l’Associazione 21 ha presentato questa mattina il primo rapporto nazionale sulla condizione di rom e sinti in Italia mette in evidenza come, nonostante i richiami degli organismi internazionali e il rischio di apertura di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, nel nostro Paese la pratica degli sgomberi forzati, soprattutto nelle città di Roma e Milano, viene ancora oggi praticata.

La politica dei ‘campi’, che l’Italia continua ad attuare nonostante i buoni propositi espressi nella Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti, siglata in sede europea nel 2012, ha in particolare una ricaduta sulla qualità della vita di un minore che vive all’interno dell’insediamento segnando profondamente il suo futuro”. Le conseguenze di questa segregazione di bambini e adolescenti, si ripercuotono lungo il loro percorso di vita che vede opportunità negate e violazioni di diritti fondamentali. “Un ‘figlio del campo’ avrà possibilità prossime allo zero di accedere a un percorso universitario, mentre le possibilità di frequentare le scuole superiori non supereranno l’1%. In 1 caso su 5 non inizierà mai il percorso scolastico. Soprattutto in tenera età avrà fino a 60 volte la probabilità – rispetto a un suo coetaneo non rom – di essere segnalato dal Servizio Sociale e di entrare in contatto con il sistema italiano di protezione dei minori”. Secondo l’associazione, le aspettative di vita risulteranno mediamente più bassa di circa 10 anni rispetto al resto della popolazione mentre da maggiorenne avranno 7 possibilità su 10 di sentirsi discriminati a causa della propria etnia.

La condizione di rom e sinti in Italia continua ad essere caratterizzata da politiche discriminatorie e segregative, basate su un approccio emergenziale e che costringono ai margini della società persone che hanno voglia di riscattare il proprio diritti di esistere.

Oggi, in Italia, vivono circa 180 mila rom e sinti, che rappresentano lo 0,25% della popolazione presente sul territorio nazionale. Il 50% ha la cittadinanza italiana e 4 rom e sinti su 5 vivono in regolari abitazioni, studiano, lavorano e conducono una esistenza come quella di ogni altro cittadino, italiano o straniero, residente nel nostro Paese. La loro quotidianità, tuttavia, resta quasi sempre sconosciuta agli occhi della pubblica opinione, mentre più visibili, nelle cronache dei giornali e dei commenti degli esponenti politici, sono le circa 40.000 persone che vivono nei cosiddetti “campi” – 1 rom su 5 sul totale dei presenti in Italia”.

E invece di avviare delle politiche sociali di integrazione efficaci, in molte città italiane, da nord a sud, si continuano a costruire e a progettare nuovi “campi nomadi”, continuando a perpetrare gravi violazioni dei diritti umani, soprattutto in riferimento ai minori.

Paola Longobardi

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