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Giornata Mondiale contro la schiavitù infantile

Ricorre oggi ed è in memoria di un bambino pakistano che si è ribellato al suo sfruttatore. Iqbal era il suo nome ed è stato assassinato 20 anni fa perché ha parlato al mondo della condizione degli schiavi bambini. Piattaforma Infanzia oggi lo ricorda attraverso l’intervento di Nico Lotta, presidente del VIS e Yasmin Abo Loha, segretario generale di Ecpat Italia.

A quattro anni già lavora e a cinque è stato affidato ad un fabbricante di tappeti che lo ha messo a lavorare nella sua fabbrica. I colleghi? Tutti solo ed esclusivamente bambini. Iqbal Masih, originario del Pakistan, nasce in una famiglia molto povera. Privo di ogni libertà, viene sfruttato, punito per ogni piccolo errore e percosso ad ogni tentativo di ribellione. Il 16 aprile del 1995 fu assassinato per la sua attività contro lo sfruttamento dei bambini. Questa è la storia simbolo ma è il racconto che appartiene agli oltre 400milioni di piccoli lavoratori nel mondo.

Iqbal, forte e coraggioso, all’età di 10 anni riesce a scappare dal suo aguzzino e incontra lungo il suo percorso Ulla Khasi, attivista per i diritti dei minori sfruttati. È così che decide di impegnarsi anche lui per la libertà dalla schiavitù dei bambini come lui. Alza la voce Iqbal e denuncia le fabbriche dello sfruttamento. Le sue parole si diffondono nel mondo e diverse organizzazioni umanitarie cominciano a muoversi, così come i politici, i giornalisti e la gente comune. La fabbrica dove veniva sfruttato Iqbal è costretta a chiudere e diverse industrie tessili cominciano a liberare i piccoli schiavi per non perdere tutto. Iqbal Masih diventa un obiettivo da eliminare. Viene assassinato nella giornata di oggi esattamente 20 anni fa. Aveva solamente 12 anni.

Viviamo la giornata mondiale contro la schiavitù infantile sentendo e conoscendo il peso delle catene che bloccano la vita di tanti minori nel mondo- dichiara a Piattaforma Infanzia Nico Lotta, presidente VIS Negli oltre 40 paesi dove il VIS opera vediamo bambini privati dei loro diritti fondamentali. Sono costretti a lavorare, alle volte facendo anche dei lavori molto faticosi. Noi, seguendo i passi di Don Bosco, ci adoperiamo per spezzare queste pesanti catene attraverso l’educazione e la formazione professionale restituiamo ai bambini e ai ragazzi la loro vita e la loro libertà.”

Stando ai dati diffusi dalle organizzazioni umanitarie i bambini rappresentano più del 10% del potenziale di manodopera e apportano circa 13 miliardi di euro annuali al Pil mondiale, sotto costrizioni indicibili.

Lavoro forzato, sfruttamento sessuale, traffici illeciti, sono tra le forme di schiavitù che costringono i bambini a rinunciare ai loro diritti.

A volte accade anche che molte delle persone che commettono questi reati non si rendono conto di avere a che fare con i minori e di conseguenza ignorano di commettere effettivamente un reato – ci racconta Yasmin Abo Loha, segretario generale di Ecpat ItaliaQuesto va ad alimentare dei mercati che nella maggior parte dei casi costituiscono poi organizzazioni criminali che incidono soprattutto nei luoghi dove ci sono condizioni di povertà maggiore”. Si innescano così delle dinamiche economiche e di mercato nero a scapito di milioni di minori. “I bambini oggi devono essere maggiormente coscienti che loro sono portatori di diritto, per questo fare formazione nelle scuole è fondamentale perché sappiano che hanno dei diritti e soprattutto per fare prevenzione sul riconoscimento dei pericoli a cui possono andare incontro nella vita”.

Oggi la Comunità internazionale continua a battersi affinché i tanti Iqbal sparsi nel mondo abbiano riconosciuti quelli che sono i loro diritti per natura, affinché abbiano un’istruzione adeguata e perché non siano costretti ad impugnare tra le mani strumenti di lavoro ma solo matite colorate e giochi. Ma la strada è ancora lunga.

Paola Longobardi

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