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Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili

Si celebra oggi una ricorrenza importante che coinvolge milioni di bambine nel mondo. Una pratica culturale che è una vera e propria violazione dei diritti umani.

Una pratica che rappresenta un gravissimo pericolo per l’integrità fisica e psicologica delle donne, che viola i diritti dell’infanzia e, in casi estremi, il diritto alla vita. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che siano tra i 100 e i 140 milioni le donne e ragazze nel mondo sottoposte a mutilazioni genitali femminili (MGF), mentre 3 milioni circa sarebbero a rischio ogni anno. Le MGF sono largamente diffuse in molte regioni africane, in alcuni paesi e comunità del Medio Oriente, Asia e America Latina. La pratica che costituisce una grave violazione dei diritti umani di donne e ragazze riguarda anche l’Europa e, quindi, l’Italia.

La Fondazione L’Albero della Vita onlus, come altre organizzazioni, è scesa in campo per la prevenzione delle Mutilazioni Genitali Femminili. “Donne come veicolo di cambiamento”, questa la visione de L’Albero della Vita che su Roma e Torino ha avviato due progetti per sensibilizzare le famiglie a rischio in Italia e combattere una pratica pericolosa per la salute e la vita di migliaia di bambine. “Per interrompere l’attuazione di questa pratica è necessario far sì che le donne siano informate sui rischi e diventino consapevoli delle costrizioni a cui sono state sottoposte e che potrebbero infliggere alle proprie figlie, in modo da avere un maggior controllo su decisioni che riguardano la propria vita e, in primis, quella delle loro bambine”. Sono le parole del presidente, Ivano Abbruzzi. “Questa tradizione appartiene al retaggio culturale di intere popolazioni ed è spesso difesa dalle comunità di origine in quanto connessa a riti di iniziazione femminile e di integrazione sociale, e per superarla è necessario un cambiamento che passi attraverso la presa di coscienza dei danni, fisici e psicologici, che questo intervento provoca in chi lo subisce”. Per contrastare il fenomeno la Fondazione ha messo in atto un approccio innovativo, che punta al coinvolgimento attivo delle donne per contrastare un rituale che colpisce proprio l’universo femminile. Sensibilizzazione e prevenzione, dunque, le strade da seguire.

In questa giornata così importante, piena di eventi su tutto il territorio nazionale, Piattaforma Infanzia ha voluto dedicare largo spazio al tema e ha raggiunto Fiammetta Chiarini, che si occupa di progetti educativi per il Robert F. Kennedy Human Rights Europe e a cui abbiamo chiesto quali possono essere le misure da prendere per contrastare questo fenomeno. “Credo che il primo passo importante per diminuire o addirittura prevenire la pratica delle mutilazioni genitali femminili, quantomeno all’interno del nostro Paese, sia la formazione. Il far conoscere il fenomeno all’intera cittadinanza, il formare il personale ospedaliero e scolastico che entra, più di altri, in contatto con bambine, ragazze e donne provenienti dai Paesi in cui le mutilazioni genitali femminili vengono comunemente praticate è fondamentale. Non solo per rendere gli addetti ai lavori in grado di gestire il fenomeno con la preparazione e la sensibilità necessaria – continua Fiammetta Chiarini – ma anche per far sentire meno isolate le bambine e le donne che questa pratica l’hanno subita o scelta. Dopo aver lavorato, a fondo, sulla formazione bisogna puntare ad una piena integrazione tra le culture grazie alla quale chi arriva in Italia non si senta emarginato e quindi spinto a chiudersi ancora di più all’interno delle proprie radici. L’integrazione e il dialogo potrebbero favorire lo sviluppo di un punto di vista diverso che porti ad una piena accettazione del corpo della donna e della sua inviolabile integrità”.

Realizzare un cambiamento è quindi possibile grazie alla diffusione di buone pratiche preventive. Solo così possiamo agire per contrastare veramente una violazione, agendo direttamente sulla cultura, per rendere consapevoli tutti i soggetti chiamati in causa sui rischi che corrono.

Una pratica che nella nostra società è difficile da comprendere. Abbiamo chiesto, a Marwa Mahmoud, Responsabile educazione interculturale della Fondazione Mondinsieme, come si può spiegare questa tradizione. “In moltissime società esistono pratiche di modifica permanente del corpo. Tuttavia, siamo orientati a percepire le modificazioni praticate dagli altri popoli come mutilazioni, mentre le proprie come perfezionamenti, occultando così in qualche modo il carattere culturale delle pratiche altrui”. Sembra, dunque, che le violente ripercussioni emotive suscitate da tali pratiche in chi non ha familiarità con esse, renda impossibile coglierne qualsiasi altro valore simbolico. È opportuno riconoscere che questo valore c’è ed esiste”, conclude Marwa.

Paola Longobardi

 

 

 

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