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Giornata Mondiale del Libro

In Italia, gli indici di lettura dei bambini e dei ragazzi adolescenti sono i più alti della popolazione. I dati li comunica a Piattaforma Infanzia Alfieri Lorenzon, direttore dell’Associazione Italiana Editori, mentre i motivi ce li spiega Giovanni Antonino Puglisi, presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco.

Si celebra oggi in tutto il mondo la giornata dedicata al libro. L’importanza simbolica di questo evento, tende a mettere in luce quello che è lo strumento principe della cultura e dell’alfabetizzazione dei popoli. In questa occasione così importante, Piattaforma Infanzia ha parlato con Giovanni Antonino Puglisi, presidente della Commissione Italiana per l’Unesco, che ha spiegato come questo evento intende porre l’attenzione sull’importanza della cultura in senso esteso. “Il libro, da un lato è lo strumento simbolico del fenomeno culturale e dall’altro lato pone l’accento sull’alfabetizzazione. Senza libro non c’è non cultura alfabetica”, dichiara il presidente Puglisi, il quale afferma che “per le giovani generazioni il libro costituisce lo strumento princeps per l’alfabetizzazione e per l’acculturazione, ma anche per l’approfondimento tematico dovuto al lavoro della curiosità che li aiuta a scoprire di volta in volta cosa li circonda”. Un’occasione eccezionale per richiamare la centralità dell’approfondimento culturale che nelle nuove generazioni è spinto dalla voglia di scoprire il mondo circostante e di fantasticare con la mente aprendo nuovi orizzonti, “stimoli che la ‘curiositas’ desta ad ogni adolescente e bambino sulla base di ciò che si incontra con lo sguardo, che si sente con l’orecchio e si tocca con le mani”.

In Italia, gli indici di lettura dei bambini e dei ragazzi adolescenti, restano tra le fasce più alte della popolazione. “Rispetto alla media nazionale del 41,4%, infatti, tra i 6-10 anni ha letto almeno un libro il 44,6% degli intervistati, tra gli 11-14 anni il 53,5%, tra i 15-17 il 51,5%, tra i 18-19 il 51,7%”, lo dichiara a Piattaforma Infanzia Alfieri Lorenzon, direttore dell’Associazione Italiana Editori. Mentre nello scenario italiano i dati relativi alla lettura sono sconfortanti, “la consapevolezza dell’importanza che questa riveste per i bambini e i ragazzi è patrimonio diffuso degli editori, dei bibliotecari, dei librai e di tutti gli operatori – continua Lorenzon – Anche con la nostra iniziativa #ioleggoperché, in occasione della Giornata Mondiale del Libro e dell’inizio del Maggio dei Libri, abbiamo voluto sottolinearla, e in particolare Milano ha organizzato un evento, #ioleggoperché junior, che nella giornata di oggi, per due ore raccoglie autori, illustratori e lettori per far germogliare ancora una volta la fantasia dei bambini a partire dalle parole dei libri”.

Dunque, gli indicatori di statistiche confermano che i bambini e i ragazzi restano la fascia di popolazione in cui la lettura è più forte ed è piuttosto normale che all’inizio della fase scolare e di acculturazione ci sia maggiore interesse e curiosità. Possiamo quindi dire che la scuola primaria in qualche modo costituisca uno stimolo più efficace sulle nuove generazioni. Ma cosa accade in seguito, ce lo spiega il presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, che dichiara come la continuità di questo approccio viene poi a mancare a causa dei fenomeni di dispersione scolastica, di distrazione e poiché arriva il tempo in cui i giovani guardano più che al libro agli strumenti elettronici e digitali. “La soglia della lettura è più alta nei primi anni della vita di un bambino e di una bambina rispetto al momento in cui, crescendo, ci si affaccia ad altri tipi di relazioni che in alcuni casi finiscono poi per essere predominanti”.

Paola Longobardi

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