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Giornata Mondiale per la Giustizia Sociale

 Il tema di quest’anno è la lotta contro il traffico di esseri umani e il lavoro forzato. L’obiettivo è quello di sradicare ogni forma di sfruttamento delle persone.

Principio fondamentale per una pacifica convivenza tra le nazioni, la giustizia sociale intende garantire l’uguaglianza di genere e i diritti delle popolazioni. Si celebra oggi la settima Giornata Mondiale e l’intento è quello di mettere al centro le persone, senza distinzione di razza, sesso, età, etnia e religione. “In questo anno cruciale per lo sviluppo globale, facciamo del nostro meglio per sradicare ogni forma di sfruttamento umano. Cerchiamo di costruire un mondo di giustizia sociale in cui tutte le persone possono vivere e lavorare in libertà, con dignità e uguaglianza”. È il messaggio di Ban Ki-moon, Segretario generale delle Nazioni Unite, che sottolinea l’impegno degli Stati per ridurre al massimo la disparità tra le genti e garantire l’uguaglianza. Il tema di quest’anno è la lotta contro il traffico di esseri umani e il lavoro forzato. Lo scorso anno l’Organizzazione internazionale del lavoro ha infatti adottato un Protocollo aggiuntivo alla Convenzione contro il lavoro forzato del 1930.

Evidentemente anche oggi, come all’epoca della Grande Depressione, il lavoro forzato, cioè imposto con la violenza o la minaccia e a condizioni di sfruttamento, è un problema dilagante. E ciò anche in paesi dove pure vige lo stato di diritto e in cui la giustizia sociale è un valore fondante della convivenza”, dichiara a Piattaforma Infanzia il professore Paolo De Stefani, del Centro per i Diritti Umani – Human Rights Centre, dell’Università di Padova.

Il rischio di cadere in forme di lavoro forzato può toccare a tutti e nel nostro paese particolarmente ai giovani – afferma il professore De StefaniTra i gruppi maggiormente a rischio rientrano certamente gli immigrati. È importante prendere coscienza a tutti i livelli – educativo, culturale e politico – che oggi è cruciale contrastare i fenomeni locali e globali di concentrazione di ricchezza e di espansione della povertà”. A tutto ciò, secondo il professore, si collega il fenomeno della svalutazione del lavoro e della mercificazione dello stesso, che portano immancabilmente a tollerare o addirittura a legittimare le varie forme di lavoro forzato.

Per le Nazioni Unite, il perseguimento della giustizia sociale è al centro della missione globale e consiste nella promozione e sviluppo della dignità umana attraverso un’azione concentrata sulla necessità di garantire risultati equi per tutti attraverso l’occupazione, la protezione e il dialogo sociale, la garanzia dei principi fondamentali e dei diritti sul posto di lavoro.

In questa chiave, sarebbe un valido segnale, per i paesi europei, non solo ratificare il nuovo Protocollo alla Convenzione ILO del 1930, che tra l’altro insiste sulla necessità di prevedere forme effettive di risarcimento per chi è stato vittima del lavoro forzato, ma anche ratificare la Convenzione sui diritti dei lavoratori migranti e membri delle loro famiglie e dare attuazione efficace alla direttiva europea del 2009 che sanziona i datori di lavoro che utilizzano migranti irregolari”, conclude Paolo De Stefani, aggiungendo che l’intento non deve essere quello di colpire ulteriormente gli irregolari, ma di penalizzare seriamente chi sfrutta la loro condizione di vulnerabilità economica e sociale.

Il miglioramento delle condizioni future è possibile ed è fondamentale partire da un’azione concreta che coinvolga anche i bambini più vulnerabili e a rischio marginalità sociale. Garantendo ai più piccoli i diritti fondamentali quali l’istruzione, il gioco, la partecipazione, si può ben sperare per una parità di opportunità delle prossime generazioni, ovvero, degli adulti di domani.

Paola Longobardi

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