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Giornata mondiale per le vittime della schiavitù

“Questa commemorazione non serve solo a ricordare i fatti del passato, ma è purtroppo un monito per le troppe forme di schiavitù che ancora oggi esistono”, sono le parole di Roberto Zaccaria, Presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati, rilasciate a Piattaforma Infanzia.

Si celebra oggi 25 marzo la Giornata Mondiale in ricordo delle vittime di schiavitù e di tratta. Una giornata che serve a commemorare milioni di vittime del passato ma che ancora oggi sono presenti. Presenti perché il ricordo è tenuto ancora vivo da quelli che sono i nostri giorni. ‘Tempi moderni’ si dice, ma che di moderno hanno solo l’aggettivo. Purtroppo ancora oggi la schiavitù è un problema che affligge intere popolazioni e categorie.

Compravendita di spose bambine, lavoro minorile, tratta di donne e bambini, lavoro forzato, lavoro per debito, sfruttamento sessuale. Non sono parole, ma fatti, avvenimenti che accompagnano tutti i giorni le cronache nazionali e internazionali. Espressioni diverse che riportano ad un’unica sola parola: schiavitù.

Il primo paese a proibire la tratta degli schiavi fu la Repubblica Serenissima di Venezia nel 960, mentre la svolta di portata mondiale risale al 25 marzo del 1807 quando il parlamento inglese approvò lo Slave Trade Act e a seguire anche altri paesi nel corso degli anni introdussero l’abolizione del commercio di schiavi, per arrivare alla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, il cui articolo 4 vieta la schiavitù in tutte le sue forme.

Questa commemorazione non serve solo a ricordare i fatti del passato, ma è purtroppo un monito per le troppe forme di schiavitù che ancora oggi esistono”, dichiara a Piattaforma Infanzia Roberto Zaccaria, Presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati.

Penso alle vergognose forme di sfruttamento lavorativo o alla prostituzione forzata, alle tante vittime che anche nel nostro Paese sono costrette a subire questi abusi. Ai tanti morti del Mediterraneo sfruttati dai disumani contemporanei trafficanti di uomini. Solo quando tutte queste persone potranno vivere dignitosamente e legalmente in Italia, in Europa, la fine della moderna schiavitù si starà avvicinando”.

Intensificare gli sforzi affinché si sradichi la moderna schiavitù. È questa l’azione necessaria da intraprendere per porre fine alle violenze e alle costrizioni di milioni di persone e nonostante sia una pratica illegale, fa parte dell’attualità odierna.

Fonti internazionali dichiarano che oggi sono circa 21 milioni le persone ridotte in schiavitù e l’80% sono donne e minori, vittime di quelle che vengono definite nuove forme di schiavitù, ovvero, lavoro forzato, sfruttamento del lavoro imposto per l’estinzione di debiti, tratta, schiavitù domestica, prostituzione forzata, schiavitù sessuale, matrimonio forzato e vendita di esseri umani. Una realtà mondiale che obbliga la comunità internazionale ad un intervento efficace e duraturo, per porre fine a uno dei crimini più diffusi contro l’umanità.

Paola Longobardi

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