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I bambini della Resistenza italiana

Il 25 aprile è la giornata della Liberazione d’Italia. Abbiamo voluto ricordare questa festa nazionale attraverso le parole di Claudio Silingardi, presidente dell’INSMLI, che ci racconta come i bambini sono stati protagonisti della storia.

Una data che segna una tappa importante per la storia del nostro Paese. Il 25 aprile di 70 anni fa avveniva la Liberazione d’Italia. Una data che viene esaltata e che a volte divide le filosofie di pensiero. Ma quello che possiamo affermare con decisione, è che anche questa commemorazione deve farci fare un tuffo nel passato, tempo in cui anche i bambini hanno trovato spazio come protagonisti della storia d’Italia.

Ma come spieghiamo ai bambini e adolescenti di oggi il 25 aprile? Piattaforma Infanzia ha deciso di farlo con Claudio Silingardi, presidente dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, che ci ha raccontato come, proprio i bambini, sono stati attori protagonisti per la Liberazione del nostro Paese.

Spiegare il 25 aprile ai bambini di oggi attraverso i luoghi della memoria, è uno dei modi migliori per ripercorrere le tappe storiche e sensibilizzare i ragazzi sugli eventi accaduti. Questo consente un legame fisico con la storia stessa che non rimane solo un insieme di date”.

Le storie di vita della resistenza, raccontano che molti bambini hanno partecipato alla lotta di liberazione e Claudio Silingardi ci racconta che “la raccolta di informazioni che i partigiani facevano per poi passarle agli alleati, avvenivano spesso con l’aiuto di adolescenti di 13 e 14 anni che giocando ai bordi della strada, al passaggio dei mezzi militari dei tedeschi, segnavano i numeri che vedevano e ne disegnavano i simboli. In questo modo raccoglievano elementi sugli spostamenti delle truppe e ci sono molti documenti che lo dimostrano”. Storie di vita di ragazzi e ragazze giovanissimi, spinti dalla passione e dalla voglia di libertà ma anche dal desiderio di avventura, dall’emulazione di familiari che diventarono partigiani e altri sentimenti, ma comunque guidati dalla sensazione unica che bisognava liberare l’Italia.

A Modena nacque un gruppo ‘I giovanissimi’, composto da ragazzi di 13 e 14 anni che entrarono nel movimento della Resistenza con un fine preciso, quello di ostacolare le truppe tedesche ad ogni modo. Per cui posizionavano chiodi sulle strade per bucare le gomme dei mezzi, oppure distruggevano i segnali stradali per confondere i militari, attività anche rischiose vissute a volte come momenti di gioco ma con rischi reali”.

Una guerra che aveva fortemente provato la popolazione: la morte, il terrore dei bombardamenti, le sirene d’allarme, l’attesa dentro i rifugi, la fame, il freddo, la carenza di medicine. Tutti fattori unificanti nel senso ormai comune del rifiuto della guerra.

Il vero messaggio della Resistenza è quello della solidarietà. Persone di ideologia politica, cultura ed estrazione sociale diversa che ad un certo punto si sono unite e trovate tutte insieme in una sorta di patto per liberare l’Italiaconclude Silingardi L’unità nei problemi e l’essere solidali sono sicuramente i messaggi più forti e concreti. Ricordare e conoscere la storia aiuta e serve ad essere dei cittadini più consapevoli della propria vita e del proprio tempo”.

Paola Longobardi

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