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I bambini siriani di Istanbul. Dalla strada alla palestra che diventa scuola

Grazie ad un’azione di solidarietà, alcuni piccoli rifugiati riescono ad avere un’istruzione di base. Una palestra di judo che di mattina funge da scuola, accoglie oggi circa 100 piccoli studenti.

La questione siriana è ancora irrisolta. Il conflitto continua e con l’inasprirsi delle violenze, aumenta il flusso della popolazione che fugge. Dalla Siria arrivano ormai storie di ordinaria disumanità, mentre quelle di solidarietà rimangono nell’ombra. Per questo Piattaforma Infanzia intende portare alla luce anche le cose belle che possono scaturire da situazioni del genere. Quella che abbiamo deciso di raccontare arriva da Istanbul e a renderla nota è stato l’organo di stampa Al Jazeera. È la vicenda di alcuni bambini siriani che sono riusciti a rifugiarsi in Turchia, dove migliaia di bimbi vivono di stenti e vulnerabilità. Piccole vite che hanno perso l’infanzia e che per sopravvivere elemosinano cibo e viveri, per loro e per le proprie famiglie. Si trovano agli angoli delle strade e sono piccole donne e piccoli uomini che cercano di contribuire con ciò che possono per aiutare un genitore malato o i fratelli. Loro, che all’età di 10 anni, invece di andare a scuola, sono costretti a cavarsi un lavoretto. Generazioni bruciate dal dolore e dall’orrore che grazie alla sensibilità di qualcuno, non hanno ancora vana la speranza.

Nasirah Boudeh, una donna di origini marocchine ma ad Istanbul da molti anni, è rimasta colpita da questi bimbi, tanto da organizzarsi con un gruppo di volontari affinché fosse possibile risollevare al loro status di bambini questi giovanissimi siriani. Insieme hanno messo su una scuola elementare gratuita ed hanno cominciato a coinvolgere tutti i minori di strada. Dove? In una struttura che di pomeriggio è una palestra e che di mattina assume le sembianze di una scuola vera e propria.  All’inizio erano 25 studenti, oggi sono circa 100. I libri per studiare sono stati forniti da un ente di beneficenza, mentre la palestra si è offerta nel fornire oltre agli spazi, anche degli appositi indumenti. Un gesto di solidarietà che mette in evidenza la voglia di riscatto, la grinta per andare avanti nonostante tutto, nonostante le difficoltà vissute anche dalla popolazione locale che accusa la tensione della situazione. Ricordiamo, infatti, che, secondo i dati Unicef, sono circa 900 mila i minori siriani in Turchia e oltre la metà è in età scolare. Per chi si trova nei campi di accoglienza gestiti dal governo, l’istruzione è garantita, ma per chi vive al di fuori no. Tra ong e associazioni, si cerca di fare il possibile per garantire un’educazione di base a tutti, ma per quanto impegno ci sia da parte degli attori chiamati in causa, non si riesce a soddisfare la necessità a causa anche dei costi oltre che della disponibilità di strutture adeguate. Ma, malgrado il caos e le difficoltà, la voglia di sperare non muore mai.

Paola Longobardi

 

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