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I rischi sul minore vittima di violenza assistita

In Italia non esistono dati ufficiali ma si stimano migliaia di bambini esposti ogni anno, e spesso in forma cronica, a questo tipo di violenze. Piattaforma Infanzia ne ha parlato con Donata Bianchi, esperta del Centro Nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza.

Obbligato ad assistere a forme di violenza domestica. È questa la condizione a cui sono spesso costretti tanti bambini vittime di quella che in linguaggio tecnico viene definita ‘violenza assistita’. Si tratta di scene di aggressività o violenza verbale, fisica, sessuale tra persone che costituiscono per il minore stesso un punto di riferimento e che, a livello psicologico, porta a conseguenze dannose.

Di tale violenza il bambino può fare esperienza direttamente e indirettamente o può percepirne gli effetti e a questo si include anche l’assistere ad abbandoni e maltrattamenti ai danni di animali domestici”, dichiara a Piattaforma Infanzia Donata Bianchi, del Centro Nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza. “È questa una definizione che l’Osservatorio ha recepito nel corso del tempo per qualificare specifiche situazioni di pregiudizio ai danni di bambini e adolescenti”, specifica l’esperta, aggiungendo che nei casi di violenza domestica, i figli possono riportare anche danni fisici diretti perché colpiti accidentalmente dal lancio di oggetti o perché spinti o picchiati nel cercare di difendere la madre e/o i fratelli. Insomma, forme di violenza in cui è riconosciuto un impatto traumatogeno, al pari di forme di abuso sessuale o maltrattamenti subiti direttamente. Le conseguenze a breve e lungo termine che l’esperienza clinica ha permesso di riconoscere si esprimono come problemi comportamentali, sociali, come isolamento e il rifiuto dei pari, fisici come ad esempio la difficoltà nello sviluppo cognitivo ed emotivo.

In Italia non esistono dati ufficiali ma si stimano migliaia di bambini esposti ogni anno, e spesso in forma cronica, a questo tipo di violenze. Una ricerca condotta nel 2013 da Cismai e Terre des Hommes sul maltrattamento dei bambini nel nostro Paese, ha stimato che circa 1 minore su 6 fra quelli assistiti dai comuni è maltrattato e circa 1 minore su 100 fra la popolazione minorile residente. La violenza assistita interessa circa il 16,6% dei minori presi in carico per maltrattamento. Da una ricerca condotta dall’Associazione Artemisia di Firenze nel 2003 ed effettuata presso 28 centri antiviolenza italiani, è risultato che si sono rivolte a tali centri, nel periodo 1999-2001, 15.120 donne, con una durata media del maltrattamento di sette anni e mezzo. Tenuto conto del numero medio di figli per donna, in questo periodo di tempo (e soltanto in riferimento ai casi pervenuti ai centri antiviolenza), ben 22.226 bambini sarebbero stati vittime di violenza assistita.

Oggi la rete dei centri antiviolenza è diventata ufficiale e alcuni sono riuniti nell’associazione nazionale D.i.Re Donne in Rete contro la violenza che è presente su tutto il territorio nazionale con 67 associazioni che gestiscono 68 Centri antiviolenza. Il rapporto annuale segnala che nel corso del 2013 le donne accolte dai Centri antiviolenza aderenti all’associazione nazional D.i.Re sono state 18.521. Fra loro vi sono sia donne nuove, che donne in percorso da anni precedenti e la maggior parte ha figli minorenni o maggiorenni che per anni sono stati esposti alle violenze sulle madri”, racconta Donata Bianchi, affermando anche che nelle strutture di ospitalità disponibili, complessivamente 100, sono state ospitate 602 donne (di cui 456 sono donne ospitate per la prima volta nel 2013) e 622 bambini (di cui 462 sono stati ospitati per la prima volta nel 2013).

Ma come è possibile prevenire il coinvolgimento dei minori e allo stesso tempo proteggerli e tutelarli?E’ necessario che gli operatori imparino a distinguere le situazioni conflittuali dalle situazioni di maltrattamento per evitare di identificare come ‘conflitto’ o ‘litigio’ tra coniugi situazioni di violenza domestica sulla madre, anche grave e reiterata. La mancata descrizione dei fatti alimenta una distorsione della lettura del reale che può portare a sottovalutare la gravità del rischio. Nelle situazioni più gravi sia i bambini che le loro madri possono infatti venire uccisi. Inoltre, la violenza assistita risulta essere fattore di rischio per abuso sessuale, trascuratezza, maltrattamento fisico sui figli”.

L’intervento a favore dei bambini deve essere quindi tempestivo e interdisciplinare ed è necessario un miglioramento dell’integrazione sociosanitaria e della capacità di lavorare in rete tra settori sociali, sanitario, giudiziario, associazionismo impegnato sul tema e settore educativo

E’ inoltre necessaria la formazione di tutti colori che lavorano a contatto con i bambini e, in particolare, di coloro che hanno funzioni di tutela, cura e protezione. E’ fondamentale l’interconnessione tra servizi di tutela minori, centri antiviolenza e case rifugio, la protezione dei bambini e delle mamme è un obiettivo comune”. È anche importante intervenire culturalmente con campagne di sensibilizzazione educando le nuove generazioni affinché siano valorizzati modelli alternativi di relazione affettiva nelle coppie incentrati sul rispetto, la libertà e sul sostegno reciproco. In ultimo, alla domanda su quanto possano essere frequenti atti di violenza perpetrati da adulti che da bambini hanno assistito ad episodi del genere, Donata Bianchi afferma che la clinica dimostra che nel caso dei bambini maschi il rischio è reale. “In alcune ricerche si rileva più alta incidenza negli adolescenti di comportamenti devianti e delinquenziali e la violenza assistita è considerata anche una delle cause delle fughe da casa, del bullismo, della violenza nei rapporti sentimentali tra adolescenti e dei comportamenti suicidari. Emerge anche che le giovani vittime di violenza assistita sono maggiormente a rischio di subire a loro volta atti di bullismo da parte dei pari”.

In molte ricerche è stato rilevato che la protezione tempestiva dei bambini li può aiutare a crescere acquisendo competenze genitoriali sufficientemente buone e a sviluppare con equilibrio le relazioni affettive in età adulta.

Paola Longobardi

 

 

 

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