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‘I sogni sono il futuro di ogni bambino. Anche a Gaza’

È questo il messaggio che lancia l’Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite per la tutela dei rifugiati palestinesi. Un messaggio che si unisce alla voce dei bambini che intendono arrivare ai grandi del mondo, affinché qualcosa cambi.  

Da ormai 65 anni, essere palestinese significa vivere quotidianamente con la paura di essere imprigionato e con l’angoscia di non avere opportunità. Le stesse che cercano e chiedono migliaia di piccoli uomini e piccole donne che vivono da sempre senza la possibilità di avere quella serenità che meritano i più piccoli. Storie di vita che seppur giovani, portano il segno delle ferite, le cicatrice della violenza, i sogni per un futuro migliore. I bambini di 8 anni, a Gaza, sono passati attraverso tre conflitti e oggi, ad un anno di distanza dalle ostilità dell’estate 2014, cercano ancora di riprendersi da quell’incubo. Circondati dalla povertà, non hanno smesso di sognare. Come Hala Ihab Zakoud, 10 anni, che vive nel campo rifugiati Beach Camp. “I miei hobby sono il disegno e la poesia. Da grande voglio fare l’interprete e conoscere tutte le lingueracconta HalaSpero di vivere in pace con la mia famiglia”. Hala spera di poter esprimere il suo talento e vuole mostrare al mondo che tutti i bambini di Gaza hanno dei sogni e vorrebbero realizzarli, vorrebbero avere la possibilità di farlo.

Mi chiamo Mahmoud Abu Amira. Ho 11 anni e vivo nel campo rifugiati Beach Camp. Ho tre sorelle e quattro fratelli, e mio padre fa il pescatore. Mi piace disegnare e nuotare. Il mio sogno, quando sarò grande, è di aprire un cantiere navale. Non voglio vedere più guerre, voglio che finisca il blocco e voglio poter usare l’elettricità come un bambino normale”. Le loro riflessioni e i sogni nel cassetto sono lanciati attraverso una bottiglia. Per l’esattezza in 500 bottiglie prodotte in una fabbrica di Hebron e in ognuna di esse è stato inserito il messaggio dei piccoli studenti delle scuole dell’Unrwa. Lo scopo è quello di consegnare le bottiglie a politici, personaggi famosi, influencer in tutto il mondo per far sì che le parole scritte dai bambini prendano voce. Un campagna che intende mettere in luce la condizione delle migliaia di minori palestinesi dimenticati dal mondo ma che nonostante ciò, sperano ancora in quest’ultimo. ‘Questo messaggio non può aspettare’, recita il claim della campagna #SOS4Gaza. “Mi chiamo Minah Taleb e ho 10 anni. Il mio hobby è disegnare. Il mio sogno? Vorrei vedere il mio villaggio di origine in Palestina, almeno una volta”. Bambini che sperano, bambini che sognano. Come Nidal Hanya, 11 anni: “Vorrei avere la possibilità di lasciare Gaza, perché la vita qui è diventata insopportabile. Ci mancano molte cose, come l’acqua pulita e l’elettricità. Durante le vacanze estive ci annoiamo tantissimo, non ci sono posti dove andare a divertirsi e a giocare. Non ci sentiamo veramente bambini”. Piccoli adulti che cercano l’infanzia perduta attraverso la speranza e i sogni di chi nonostante tutto, non ha smesso di crederci.

Paola Longobardi

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