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Il bilinguismo nei bambini aumenta l’intelligenza?

Maggiore elasticità mentale e capacità di acquisire anche ulteriori lingue, oltre all’apertura verso culture diverse. Piattaforma Infanzia ne parla con il professore Gaetano Domenici, dell’Università di Roma Tre e con la professoressa Carla Roverselli, dell’Università di Roma Tor Vergata.

Numerose le ricerche effettuate negli anni sugli effetti del bilinguismo nei bambini e sembra proprio che conoscere due lingue sin dall’infanzia sia un bel vantaggio. Oltre alla conoscenza di una lingua in più, l’elemento positivo sta nello sviluppo delle proprie capacità cognitive. Ovvero, chi sa due lingue dall’infanzia, ha un quoziente intellettivo più alto.

Studi di psicologia hanno confermato questo e Piattaforma Infanzia, ha voluto parlare dell’argomento con esperti dell’educazione e della formazione.

Il bilinguismo produce una maggiore elasticità mentale e da parte del soggetto una maggiore capacità di acquisire anche altre lingue”, dichiara il professore Gaetano Domenici, Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre. “Il problema è che per la padronanza della lingua madre è forse necessario far acquisire una seconda lingua dopo la struttura sintattico grammaticale della prima lingua. Solo allora diventa più facile il passaggio”. A dire questo è sempre il direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione di Roma Tre, che riprende le teorie di studiosi del passato, secondo cui l’apprendimento di più lingue contemporaneamente può indurre il soggetto a tradurre e non a pensare già in lingua. Quest’ultima infatti non è solo strumento della comunicazione ma anche del pensiero e permette di acquisire ulteriori conoscenze.

Avendo più strumenti per riflettere sulla realtà, il bilinguismo permette di acquisire più conoscenze, ma possiamo confermare quindi che chi conosce due lingue sin dall’infanzia ha capacità cognitive più rapide rispetto a chi sa una lingua sola? “Non sempre è così, sono diversi i fattori che agiscono e le probabilità che acquisisca più intelligenza è alta”. Sulla stessa linea di pensiero anche la professoressa Carla Roverselli, Coordinatrice del Corso di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione dell’Università di Roma Tor Vergata. “Il bilinguismo può facilitare molto lo sviluppo cognitivo ma non è detto che si diventi più intelligenti. L’apertura a culture diverse comporta una maggiore elasticità ma non si può confermare che la conoscenza di più lingue sia sinonimo di intelligenza superiore”. Il bilinguismo è un fattore positivo e se questo avviene in ambito familiare facilita l’apprendimento. Secondo la professoressa Roverselli, inoltre, è importantissimo introdurre la seconda lingua nella scuola dell’infanzia, questa porta ad una propensione positiva alla conoscenza delle lingue in generale. Il tutto riconduce ad una “maggiore flessibilità intellettiva e se il bilinguismo è supportato da genitori di lingua diversa questo sta a rafforzare le capacità linguistiche del bambino che avrà anche un’apertura nei confronti della vita, del mondo e delle persone. Questo perché dietro una lingua c’è sempre anche una cultura”.

Insomma, maggiori chance nello sviluppo delle conoscenze e dell’intelligenza anche secondo gli esperti di formazione ed educazione. Il bilinguismo è dunque una forma di apprendimento che stimola processi ulteriori e che permette di acquisire maggiori conoscenze e aiuta ad educare meglio l’intelligenza stessa.

Paola Longobardi

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