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In Libano cresce il numero dei bambini di strada

Un problema che coinvolge minori tra i 10 e i 14 anni. La maggior parte sono piccoli siriani. Lo dichiara la ricerca condotta dall’Organizzazione Mondiale del Lavoro e dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia.

Un fenomeno sempre più visibile agli occhi di tutti i cittadini del Libano. Stiamo parlando della condizione dei bambini di strada che sono costretti a diverse forme di lavoro. Il Ministero del Lavoro libanese ha chiesto all’Organizzazione Mondiale del Lavoro e al Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, di analizzare il problema e comprendere le dinamiche delle centinaia di minori costretti ai margini sociali e al lavoro sotto forma di accattonaggio, commercio e attività illegali. I dati emersi sono preoccupanti.

Su un campione di 1.510 bambini in 18 distretti del Libano, sono stati intervistati 700 ragazzini di strada. La maggior parte di loro, di età compresa tra i 10 e i 14 anni, vive o lavora nei centri urbani di Beirut e Tripoli. Numeri che secondo gli esperti possono essere gestiti ma che non risolvono però il problema complesso legato ad attività illecite, così come lo status di povertà estrema che vivono. Ma non sono tutti originari del Libano i bambini coinvolti, i tre quarti, infatti, provengono dalla Siria. La prevalenza di bambini che vivono o lavorano nelle strade rappresenta una sfida permanente a cavallo tra le questioni socio-economiche e politiche più grandi nel Paese dei cedri. Il recente afflusso di profughi dalla Siria ha inoltre aggravato il problema ma non risulta la causa principale o la conseguenza. Dai dati si evince che il 73% dei minori coinvolti provengono dalla Siria, mentre il 61% dal Libano, percentuale cresciuta a seguito della crisi dei rifugiati siriani.

Tra le cause più profonde, fattori economici, sociali, psicologici, mentre quattro sono i motivi trainanti individuati dalla ricerca: esclusione sociale, vulnerabilità delle famiglie, afflusso di rifugiati, criminalità organizzata e sfruttamento di minori. Emerge, inoltre, che il 53% dei piccoli sfruttati è di sesso maschile, mentre il 49% sono bambine e più sono giovani, più vengono destinati all’accattonaggio. Quest’ultimo risulta il tipo di lavoro più diffuso, con una percentuale del 43%. A seguire la vendita ambulante con il 37% e il restante 20% in attività come la pulizia dei parabrezza delle macchine ai semafori e lavoretti di fortuna, nonché traffici illegali. “Con il sostegno dell’OIL al Ministero del Lavoro e delle altre istituzioni governative e non governative, i bambini che lavorano in strada sono stati identificati come area di intervento prioritario”, ha detto in una nota stampa Frank Hagemann, vice direttore regionale dell’Ufficio Regionale dell’ILO per gli Stati arabi.

La ricerca individua delle precise raccomandazioni per affrontare il fenomeno a livello governativo e considera tutti i fattori emersi al fine di garantire che i diritti di tutti i minori, indipendentemente dalla nazionalità, credo religioso, status sociale o area geografica di provenienza, siano rispettati e protetti. La particolare condizione di vulnerabilità, infatti, li sottopone a rischi quotidiani tra cui abusi e sfruttamento. Prevenire ulteriori coinvolgimenti e affrontare la questione sembrano aver assunto il giusto peso, in un Paese dove gli equilibri sono sempre delicati e gli sforzi sempre più necessari.

Paola Longobardi

 

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