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In Marocco una legge vieta i matrimoni di minori, ma solo sulla carta

Circa 35mila i matrimoni precoci nel 2013, un dato che rispetto agli anni precedenti è in aumento. Eppure dal 2004 esiste una legge che li vieta fino ai 18 anni.

Entrato in vigore l’8 marzo del 2004 in Marocco, il Codice al-Mudawwana è stato una grande conquista per tutti gli attivisti dei diritti umani. Cosa stabilisce questo codice? Eleva l’età minima per i matrimoni dai 15 ai 18 anni e con questa riforma del diritto di famiglia, il Marocco si è collocato tra i paesi più avanzati del mondo arabo. Ma nonostante ciò, nel paese il fenomeno dei matrimoni precoci persiste.

Secondo le statistiche rese note qualche tempo fa dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), ovvero l’agenzia dell’Onu incaricata di salvaguardare il diritto di donne, uomini e bambini a una vita sana e a pari opportunità di sviluppo, il numero dei matrimoni tra minori è passato da 33.253 nel 2009 a 34.777 nel 2010, per arrivare a 35mila nel 2013, secondo i dati Unicef. Un problema che si lega anche all’aumento delle nascite in età compresa tra i 15 e i 19 anni. Le gravidanze in età adolescenziale sono molto frequenti e quando non sono il frutto di violenze subite, avvengono all’interno dei matrimoni precoci, in cui le ragazze sottostanno a forti pressioni per mettere al mondo dei figli.

Ad oggi sono circa 70 milioni le ragazze che si sono spostate avendo meno di 18 anni e tra i paesi con tasso maggiore, troviamo quelli dell’Asia meridionale e dell’Africa subsahariana. Territori in cui è molto alta la mortalità della madre e del figlio, così come c’è una importante malnutrizione e analfabetismo diffuso. Tra le motivazioni dei matrimoni in età minorile, troviamo sicuramente la povertà, una delle cause più importanti di questo fenomeno.

Ma il Marocco formalmente ha una legge che dovrebbe tutelare le minorenni, una normativa scritta ed approvata che non trova un seguito nell’applicazione quotidiana, causando una serie di conseguenze negative che si ripercuotono sulla vita delle bambine che si trovano a dover affrontare gravidanze precoci. Queste ogni anno causano 70mila morti, con gravi conseguenze anche per i piccoli messi al mondo.

Bambine che vedono negati i propri diritti fondamentali e spesso sono soggette anche a violenze e sfruttamento, senza considerare i traumi da superare per essere state allontanate dall’ambiente familiare e sociale. La Convezione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza condanna il matrimonio sotto i 18 anni e il Marocco 11 anni fa ha firmato una riforma mettendosi in linea con i dettami internazionali risultando all’avanguardia rispetto agli altri paesi culturalmente vicini, ma non ha reso concreto ciò che sulla carta è stato definito. Un fenomeno che ha radici profonde nella cultura e che spesso è legato al pregiudizio di genere che induce al pensiero sulla poca produttività delle femmine nell’ambito dell’economia familiare. Un triste pensiero che a pochi giorni dalla Giornata Internazionale delle Donne, fa riflettere su quanta strada ancora debba essere fatta e soprattutto quanto un monitoraggio della Comunità internazionale debba essere vigile e attivo affinché questo fenomeno trovi numeri in ribasso piuttosto che il contrario.

Paola Longobardi

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