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In Sud Sudan il foto-tracing permette i ricongiungimenti familiari

L’attività è del Comitato Internazionale di Croce Rossa, che da oltre 150 si occupa delle persone coinvolte nei conflitti armati e cerca di ricongiungere le famiglie che hanno subito separazioni.

Scappano dall’Etiopia, dall’Uganda, dal Sudan e dal Kenya. Sono le centinaia di migliaia di persone in fuga dalle continue violenze del Sud Sudan. E mentre il conflitto continua nello Stato più giovane del mondo e i bambini soldati risultano essere 12mila, c’è chi riesce ad operare comunque tra le tante difficoltà del contesto. L’Unicef fa sapere che sono riusciti a liberare altri 250 bambini soldato, mentre il Comitato Internazionale di Croce Rossa (CICR), sta aiutando minori e adulti a ritrovare i propri parenti scomparsi per via delle fughe e dei percorsi che li hanno costretti alla separazione.

Dall’inizio dell’anno sono stati effettuati circa 120 ricongiungimenti. Attraverso un libro pieno di fotografie e con la collaborazione anche della Società nazionale di Croce Rossa, i bambini trovano i parenti scomparsi grazie all’ausilio di libri che contengono più di 500 immagini al proprio interno. Si tratta di adulti e bambini non accompagnati e che si trovano nei diversi campi profughi in Gambella e in Etiopia, le cui foto sono state mostrate nei mesi scorsi nei campi profughi e in altre zone del Sud Sudan, Kenya e Uganda.

Storica attività del Comitato Internazionale di Croce Rossa, questo sistema modernamente definito foto-tracing o snapshot, fa parte dell’attività tradizionale del CICR che da oltre 150 anni cerca di mettere in contatto i membri di famiglie separate dai conflitti. Quando le violenze si scatenano, le persone sono alla ricerca di sicurezza e può anche accadere che ci si divida per avere più certezze di sopravvivenza. Spesso i bambini sono soli proprio perché spinti alla fuga dai propri cari. Persone costrette alla separazione per cause e scelte che non dipendono da loro.

Questo libro di fotografie ci permette di colmare una grave lacuna”, ha dichiarato Natalie Klein-Kelly, delegato CICR in Etiopia che fa sapere anche come lo stato d’animo delle persone sia messo a dura prova e come il timore di trovare che i propri cari non siano sopravvissuti sia molto alto e angosciante. Questo sistema di foto –tracing consiste nella presa visione delle immagini da parte di persone alla ricerca dei propri cari, accompagnate da informazioni legate al luogo di origine e non attraverso i nomi, per consentire in questo modo ad una popolazione in parte analfabeta di trovare più facilmente i parenti. I rifugiati che si trovano a Gambella, in Etiopia, hanno inviato circa 1.000 messaggi, mentre 10mila sono state le telefonate di rintraccio. Circa il 10% dei richiedenti, sono stati minorenni. Messaggi e telefonate successive alla presa in visione delle immagini. Ma non è facile ritrovarsi e comunicare, soprattutto perché a Gambella solo la metà dei rifugiati sudanesi ha un telefono

In Sudan invece, lo scorso anno, i delegati del CICR, hanno registrato circa 100 bambini non accompagnati, 53 sono stati ricongiunti con le proprie famiglie. Un processo che richiede a volte anche mesi di tempo e l’attività è in corso anche in Uganda, dove sono stati registrati 256 bambini non accompagnati, di cui 89 sono ancora alla ricerca della loro famiglia.

Paola Longobardi

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