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Infanzia, diritti, istruzione: la Buona Scuola

“Per abbattere disuguaglianze sociali è importante promuovere servizi educativi eccellenti”. Sono le parole della senatrice Francesca Puglisi raccolte da Piattaforma Infanzia durante il Convegno Nazionale sui diritti dell’infanzia e dei servizi educativi, oggi a Roma.

I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere temi centrali nella politica italiana”. Esordisce così la senatrice Francesca Puglisi, prima firmataria del ddl 1260, al Convegno Nazionale ‘Infanzia, diritti, istruzione’, organizzato oggi a Roma dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza (FLC CGIL) e Proteo Fare Sapere.

Un incontro per discutere del progetto complessivo di rilancio della scuola dell’infanzia che nel nostro Paese ancora non è attuato. Indagini internazionali sull’apprendimento evidenziano che i successi scolastici degli adolescenti sono raggiunti molto di più da coloro che hanno fruito di servizi educativi di qualità durante il periodo dell’infanzia. Ma nonostante i dati internazionali, in Italia si fa ancora fatica a dare la giusta importanza alla questione. Generalizzare una presenza qualitativa e quantitativa dell’educazione, è uno degli obiettivi che bisogna raggiungere per non compiere passi indietro e cercare di arrivare agli standard europei. Guardare alle politiche dell’infanzia verso la prospettiva europea, è dunque il passo da compiere affinché questa ritorni al centro dell’attenzione del Governo con la continuità che meritano i percorsi di apprendimento.

I servizi per l’infanzia sono essenziali per abbattere disuguaglianze sociali e allo stesso tempo è importante promuovere servizi educativi eccellenti”, continua la senatrice del Pd, sottolineando che il ddl 1260 si basa sull’osservazione delle indicazioni europee. “Cercare le migliori esperienze sul campo guardando attentamente i paesi dell’Europa per promuovere sempre di più pari opportunità di apprendimento a tutti i bambini e le bambine del nostro Paese”. Dagli ultimi dati emerge che la scuola dell’infanzia è frequentata dal 95% dei bambini. Resta fuori un 5% a cui deve essere garantito l’accesso. Numeri presentati da Noemi Ranieri, rappresentante del Coordinamento Nazionale per le politiche dell’infanzia e della scuola, la quale afferma come le grandi preoccupazioni per il settore aumentino il dibattito sul ruolo marginale che la scuola dell’infanzia ha assunto negli ultimi anni. “Nella scuola dell’infanzia di oggi c’è il futuro del Paese”, dichiara, sottolineando come questa sia parte della storia di ogni singola persona.

In questo particolare momento storico, in cui la povertà e la crisi mettono a dura prova tutti i settori, investire sulla qualità educativa dei bambini da zero a sei anni, può rappresentare lo strumento giusto per abbattere le discrepanze sociali tra poveri, migranti e minoranze. Una qualità educativa che sia inclusiva e universale, “necessaria per ridurre un futuro abbandono scolastico, per promuovere il successo e rafforzare l’inclusione”. Sono le parole di Arianna Lazzari, Early Childhood Education and Care, ricercatrice dell’Università di Bologna, che illustra il panorama europeo e le politiche attuate ai servizi per l’infanzia come antidoto per la riduzione delle disuguaglianze e per lo sviluppo cognitivo dei bambini. Studi che dimostrano come attraverso la cura e l’educazione, l’accessibilità e la buona qualità, si possa realmente evitare un futuro di insuccessi e abbandoni, nonché di differenze sociali. “Bisogna ripensare a nuove forme di gestione per promuovere l’accessibilità ai servizi e garantirla a tutti, assieme a percorsi di formazione condivisa tra educatori e insegnanti”, conclude Arianna Lazzari.

Con la Buona Scuola (ddl 1260), il Governo sta compiendo un passo in questa direzione e per dirla con le parole della senatrice Puglisi, “traccia i livelli essenziali di qualità oltre che di quantità, che la fascia da zero a sei anni deve avere in tutta Italia, estendendo i servizi in tutto il paese per ottenere finalmente l’equità”. Livelli essenziali cui lo stato dovrebbe assicurarne il rispetto, facendosi carico del 50% della quota capitaria e accompagnando ogni bambino e bambina nel percorso di crescita. “Questa legge serve a non compiere più passi indietro sui livelli di qualità dei servizi educativi in tutto il Paese”.

Paola Longobardi

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