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Intervista a Camillo Cantelli, presidente Arciragazzi

Piattaforma Infanzia ha incontrato Camillo Cantelli, presidente di Arciragazzi, associazione impegnata dal 1981 in attività educative, formative e di prevenzione delle diverse forme del disagio, volte al miglioramento delle condizioni di vita ambientale, sociale e culturale dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze.

Alla luce delle ultime novità in tema di infanzia e adolescenza, riferendoci alle linee essenziali presentate recentemente dal Garante Nazionale, quali le prospettive future in tema di diritti dei minori?

“Partiamo dalla presentazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni concernenti i Diritti Civili e Sociali dei Bambini e degli Adolescenti. Il documento di proposta è stato sviluppato da una rete di associazioni tra le più impegnate sul territorio nazionale per le politiche dell’infanzia: Batti il 5. La massima Authority, il Garante ha sostenuto il lavoro, presentandolo il 30 marzo in presenza della Ministra Boschi. Il documento in sè è una proposta e come tale il lavoro non si estingue nella presentazione. Alcune indicazioni sono, secondo noi, il cardine sul quale provare a far girare, “svoltare” la politica dell’infanzia. In primis proponendo una totale revisione del quadro normativo nazionale e quindi regionale tale da renderlo coerente con la promozione e la tutela dei diritti così come sanciti dalla Costituzione Italiana, perché di fatto non basta più una semplice Legge di Adozione quale la 176 del 1991, ma bisogna fare un salto in avanti, dopo 25 anni sarebbe il minimo. Il Dott. Morrone, nella presentazione dei LEP, ha proposto uno Statuto dei Diritti dei Minori, potrebbe essere interessante dare sostanza alla legge in questo modo. In generale noi abbiamo proposto una cosa semplice, ma in sé letteralmente una rivoluzione copernicana: mettere al centro del discorso sui Livelli Essenziali non “solo” il tema delle prestazioni intese come servizi e quindi come costo, ma i diritti in quanto tali: la proposta d’altro canto discende letteralmente dalla lettera dell’art. 177 della Costituzione, laddove specifica che i ‘livelli essenziali di prestazioni’ sono ‘concernenti i diritti civili e sociali’. Ebbene, noi proponiamo quindi di legare i LEP alla CRC. Così cade da solo il discorso dei costi standard o simili; meglio, tale discorso non è più al centro, tanto che solo una parte delle nostre proposte è traducibile in servizi e costi; numerose sono le misure legislative, l’organizzazione delle filiere di sussidiarietà verticale e orizzontale, la sinergia fra enti pubblici (fra di loro) e tra questi e il terzo settore. A corredo di questa prima grossa attività governativa e parlamentare che noi auspichiamo, immaginiamo che nulla può essere sostenuto se non si ritorna ad una regia unica, solo un soggetto unico e riconoscibile, con poteri, in primis di coordinamento, competenze e risorse chiare può avviare e governare un processo di cambiamento efficace”. 

Sul territorio nazionale viviamo diverse realtà colpite dal disagio e dalla povertà, quali le azioni da dover mettere in campo per ridurre o prevenire gli effetti di questa condizione sui minori?

“Sono convinto che ci sono due livelli di ragionamento. Il primo livello è il dovere di intervenire sulla contingenza, l’emergenza. La crisi economica ha colpito profondamente tutti e ovviamente le fasce cosiddette deboli oggi sono ancor di più indebolite. Studi recenti ci dicono che in Italia il tasso di povertà relativa dei minorenni è maggiore rispetto al tasso di povertà relativo medio dell’intera popolazione, in sostanza i bambini sono più esposti di altri al rischio povertà. Inoltre, bisogna porre l’attenzione al dato che la povertà e il disagio hanno colpito quei cittadini e quelle famiglie che ieri vivevano in maniera dignitosa, persone che non erano abituate a dover trovare soluzioni quotidiane. Pertanto, vanno prese misure immediate. Noi siamo d’accordo con chi propone – dal gruppo CRC alla Caritas – un Piano Nazionale Straordinario contro la povertà minorile, che è tra le prime in Europa, che non può essere fatta solo con trasferimenti diretti in busta paga ma con investimenti in servizi, a partire dalla prima infanzia, dai libri scolastici, dai trasporti pubblici accessibili. Il secondo livello di ragionamento è quello di pensare e, quindi, intervenire in maniera strutturale. Ripensare ad una Politica con risorse e azioni che mettano al centro i bisogni e i diritti del minorenne in quanto cittadino e non appendice di un nucleo familiare o di un istituzione come la scuola. Ripensare alla Politica dell’Infanzia partendo dal Diritto inalienabile e non contrattabile. In altri termini, le politiche minorili non sono un ‘di cui’ delle politiche per le famiglie, i due ambiti sono distinti; collegati, certo e in parte coincidenti, anche. Ma ciascuno di questi due ambiti è da ritenersi diverso: si deve poter parlare di accessibilità diretta ai servizi ma anche alle città amiche dei bambini; lavorare per le città educative ma anche per l’accesso allo sport, per l’accesso alla cultura per i giovani. Questa ‘visione strategica’ oggi non c’è. E si vede”.

Camillo Cantelli, presidente Arciragazzi

Camillo Cantelli, presidente Arciragazzi

Arciragazzi è attiva nel campo della tutela dei diritti e ha a che fare con diverse realtà del territorio nazionale. Sulla base della Sua esperienza, può dirci tre cose positive e tre cose negative accadute durante il Suo percorso di attivismo nel settore?

“Tre date in positivo: il 27 maggio 1991: la ratifica in Italia della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, il 1997 la Legge 285. Il 30 Marzo 2015 la Presentazione dei LEP.

In negativo: il lento e silenzioso percorso di ‘scomparsa’ dal dibattito pubblico e politico del valore delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza. A fronte di un quadro strategico delle politiche definitosi circa 20 anni fa, per cause molteplici e diverse, l’affastellarsi di legislazioni non coerenti e poi il colpo di grazia della crisi ha riportato le lancette ad oltre 25 anni fa, quando esisteva una legge, la 216/91, che afferiva al Ministero dell’Interno e finanziava interventi in ragione della ‘prevenzione alla microcriminalità’. L’approccio olistico e complessivo, proprio dei diritti e della loro attuazione, che nega l’agire per emergenzialità, è purtroppo scomparso e non si vedono all’orizzonte svolte sostanziali. La mancata definizione dei Liveas della Legge 328/00, che aveva ‘assorbito’ 2/3 del Fondo Nazionale Infanzia e Adolescenza della legge 285/97 nei fondi sociali regionali ma che, senza criteri di spesa stringenti sull’infanzia, ha fatto sì che l’attenzione (e i servizi, le attività finanziate) naufragassero quasi nel nulla; il Fondo regionale poi addirittura dal 2012 ha cessato di essere una misura ‘strutturale’. Il taglio dal 2013 di quello che rimaneva della Legge 285/97, non tanto per il taglio in se stesso ma perché non è mai stato motivato, mai c’è stato un dibattito sul tema e in realtà si sa che mancavano i fondi per altre leggi, ma questo non è mai stato scritto. Quando una cosa accade senza una ragione, senza padrini, senza una visione, anche negativa purché sia confrontabile, significa che sono all’opera dinamiche non democratiche, e questo deve preoccupare tutti”.

In ultimo, se avesse la possibilità e il potere decisionale a livello governativo, qual è la prima cosa che cambierebbe o introdurrebbe in ambito di politiche dell’infanzia? 

“Proverei a dare maggiore cittadinanza ai minorenni nelle decisioni e nelle politiche che li riguardano. Promuoverei e sosterrei proposte e azioni di partecipazione diretta e organizzata dei minorenni nei processi decisionali, dando reale ascolto e riscontro alle loro proposte. Ad esempio recentemente, la Regione Liguria ha elaborato Linee Guida sulla Partecipazione minorile, questo è un bel precedente ed è accaduto solo perché reti di terzo settore si sono attivate. Come diceva Carlo Pagliarini, fondatore di Arciragazzi, già 30 anni fa ‘il massimo esperto di infanzia è il bambino stesso’”.

Paola Longobardi

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