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Intervista a Giovanni Corsello – Presidente Società Italiana di Pediatria

Ogni anno, centinaia di bambini scoprono di avere un tumore. Molti riescono a superare la malattia, ma un cospicuo numero di loro non ce la fa. Piattaforma Infanzia, in occasione della Giornata Internazionale della lotta contro i tumori pediatrici, ha incontrato Giovanni Corsello, presidente della Società Italiana di Pediatria.

Presidente, l’oncologia pediatrica ha una storia relativamente giovane, quali sono, ad oggi, i progressi raggiunti?

“I tumori infantili sono un fenomeno di grande impatto emotivo e mediatico, la cui riduzione costante della mortalità rappresenta uno dei più grandi successi della medicina degli ultimi decenni. I centri di Oncoematologia Pediatrica italiani sono all’avanguardia ed al giorno d’oggi la possibilità di guarire completamente, con i protocolli terapeutici in uso nei nostri centri di cura, si aggira intorno all’80%. Una migliore definizione della diagnosi, con una conseguente personalizzazione delle “terapie”, un approccio condiviso e multidisciplinare, il costante affinamento della terapia di supporto hanno consentito di raggiungere dei risultati insperati soltanto 20 anni fa”.

Quanti sono i bambini che si ammalano di tumore nel nostro paese?

“Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 1.600 casi di tumori nella fascia di età 0-15 anni, di cui circa 160 in Sicilia. L’incidenza è attualmente di 170 nuovi casi/1.000.000/anno. Sono invece circa 800 gli adolescenti che si ammalano ogni anno”.

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Qual è la percentuale di guarigione dalla malattia in Italia rispetto agli Paesi, in particolare rispetto a quelli in via di sviluppo?

“Al giorno d’oggi la possibilità di guarire completamente, con i protocolli terapeutici in uso nei nostri centri di cura, si aggira intorno all’80%, in linea con quanto succede nel resto d’Europa e nel Nord-America. Purtroppo le cose non vanno altrettanto bene nei paesi in via di sviluppo, anche se spesso non abbiamo stime ufficiali, ma certo la differente disponibilità di risorse economiche e strutturale ha un impatto rilevante”.

Per gli adolescenti, invece, c’è differenza rispetto alla percentuale di guarigione dei bambini? Se si, a cosa è dovuto?

“Gli adolescenti curati nei centri pediatrici nell’ambito di trial clinici controllati hanno possibilità di guarire sovrapponibili. Purtroppo paghiamo spesso, nel caso dell’adolescente, un ritardo nella diagnosi e nella presa in carico che influenza la prognosi e che trova giustificazione in vari fattori: l’adolescenza rappresenta il punto cruciale della transizione tra l’infanzia e la maturità, ed è caratterizzata dalla formazione di una identità personale e dallo sviluppo di relazioni interpersonali, al di fuori del contesto familiare, sempre più significative. L’adolescente, in questa fase, può a volte reagire con una chiusura ed un isolamento, oppure attuando una serie di comportamenti aggressivi verso un ambiente che ancora gli è estraneo. I segni o i disturbi che possono essere le prime avvisaglie di una condizione morbosa sono spesso, così, nascosti o minimizzati, e questo crea un problema di ritardo di diagnosi. Questi pazienti, anche per effetto di invalicabili limiti di età che condizionano l’accettazione della maggior parte degli ospedali pediatrici, corrono spesso il rischio di trovarsi in una “terra di nessuno” tra il mondo dell’oncologia pediatrica e quello dell’oncologia dell’adulto, con il risultato che la presa in carico avviene in maniera inevitabilmente tardiva e, a parità di condizione clinica, un adolescente ha minori probabilità di guarigione di un bambino, anche in relazione al frequente ritardo nella diagnosi ed alla qualità della cura”.

Esistono progetti di informazione e di diagnosi precoce, sono davvero efficaci? In cosa consistono nello specifico?

“Sono partiti, nell’anno appena trascorso, progetti di informazione, volti alla sensibilizzazione nei confronti del problema degli adolescenti ed al miglioramento della diagnosi precoce. Grazie alla stretta collaborazione tra AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia ed Oncologia Pediatrica), attraverso il gruppo di lavoro sugli adolescenti (SIAMO) e FIAGOP (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncologia Pediatrica), con il supporto del Ministero della Salute, è partita una campagna di comunicazione per la diagnosi precoce, attraverso uno spot televisivo centrato sull’adolescente con malattia oncologica. E’ stato realizzato un Poster bilingue con i segnali di attenzione per le malattie ematoncologiche, presentato anche al Congresso annuale della SIP, che si è tenuto a Palermo nel Giugno scorso, realizzato dalle Associazioni Genitori, che, con il supporto di FIAGOP e Ministero è stato diffuso tra i pediatri di famiglia ed i medici di medicina generale. In cantiere iniziative, anche a distanza, di formazione degli operatori sanitari sulla gestione del paziente oncologico adolescente”.

Quanto è importante la prevenzione e come si può applicare?

“Purtroppo, poco si sa ancora sull’eziologia della stragrande maggioranza dei tumori pediatrici. Solo il 5% ha una chiara origine genetica, e per meno del 3% è ipotizzabile una diretta correlazione con esposizioni ambientali (infezioni, agenti fisici, sostanze chimiche). Ne consegue che, per oltre il 90% dei tumori, la causa è ignota. I fattori di rischio ad oggi studiati sono numerosi, ma le conclusioni in merito al loro ruolo causale sono ancora molto incerte. Non si può escludere, allo stato delle attuali conoscenze, che anche lo stile di vita e l’ambiente dei genitori possano avere un qualche ruolo nell’eziologia delle neoplasie dell’età pediatrica. Per questo motivo la prevenzione è poco percorribile. Forse, per quanto riguarda i tumori dell’adolescente e del giovane adulto potrebbe avere un ruolo un sano stile di vita, ma concretamente si può lavorare su un più precoce riconoscimento di segni e sintomi significativi”.

Cosa ci si auspica per il futuro? Ci sono buoni margini di miglioramento del settore scientifico per prevenire ed eventualmente curare la questa malattia?

“Per quanto riguarda la prevenzione dobbiamo sperare che la ricerca ci metta nelle condizioni di indentificare le cause etiopatogenetiche che conducono alla comparsa delle neoplasie del bambino. Il miglioramento ulteriore delle cure passa attraverso un riconoscimento dell’eziologia dei tumori. La conoscenza dei meccanismi genetici che sono alla base della trasformazione della cellula da normale a neoplastica sono in fase di rapida identificazione e speriamo che in un prossimo futuro, non molto lontano, riusciremo ad intervenire su questi meccanismi, inibendoli prima ancora che si sviluppi la proliferazione tumorale”.

Paola Longobardi

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