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Intervista a Riccardo Pacifici, presidente Comunità Ebraica di Roma

Lo sterminio dei bambini è considerato il fenomeno più drammatico del nazismo. Significa colpire un popolo dal proprio germoglio. Venivano commessi dei veri e propri omicidi di massa. Anzi, è stato commesso un infanticidio di massa.

Ad oggi, possiamo fare una stima precisa delle piccole vittime del nazismo?

I bambini morti nei campi di sterminio sono poco meno di due milioni su sei milioni di ebrei morti e un totale di undici milioni di persone uccise nei campi di concentramento e di sterminio”.

Vivere il ghetto è stato molto difficile, ancor di più se ad affrontare le dure condizioni per la sopravvivenza ci sono dei minori. Ecco, come era la situazione dei più piccoli nel ghetto?

Il Ghetto a Roma è stato istituito nel 1555 e rimase chiuso fino al 1870. Le condizioni dei bambini dal punto di vista igienico sanitario erano abbastanza buone e i bambini avevano gli stessi doveri di residenza dentro l’area come per gli adulti. Ma il problema consisteva nelle conversioni forzate da parte della Chiesa con situazioni drammatiche che si sono verificate soprattutto nel XVIII Secolo”.

Una volta cominciate le deportazioni ai campi di sterminio, i bambini non furono risparmiati. Cosa accadeva loro lì dentro?

I bambini arrivavano nei campi di sterminio per essere direttamente uccisi. Finivano insieme agli anziani, ai non abili al lavoro, a chi fisicamente era gracile e andava immediatamente eliminato. Quindi i più piccoli, al loro arrivo finivano direttamente nelle camere a gas, come del resto i neonati che assieme alle loro madri venivano gasati. Solo chi aveva già una corporatura da uomo veniva mandato nelle baracche, ma l’obiettivo era comunque ucciderli. Le eccezioni, purtroppo, sono veramente poche”.

Riccardo Pacifici - Presidente Comunità ebraica di Roma

Riccardo Pacifici – Presidente della Comunità Ebraica di Roma

C’era la possibilità di portare avanti delle attività educative clandestine?

Nei campi di sterminio si moriva e basta. I tedeschi avevano una ‘non considerazione’ degli ebrei. Andavano sterminati e basta. Ci sono stati dei tentativi nei campi di effettuare attività legate alla religione da parte degli ortodossi, ma rischiando la vita, e molto spesso hanno portato alla morte”.

Tra le diverse storie di dolore e tragedie, possiamo ricordare anche qualche evento piacevole, qualche bambino che ce l’ha fatta o qualche bambino grazie al quale si sono salvate delle persone?

Andra e Tata Bucci sono due sorelle italiane che hanno vissuto un miracolo nella tragedia. Sono state nel campo di sterminio di Auschwitz all’età di 4 e 6 anni. Videro l’inferno quando erano ancora fanciulle, videro morire i propri cari, centinaia di persone intorno a loro. Erano figlie di madre ebrea e di padre cattolico; secondo lo studioso Marcelle Pezzetti forse questo è uno dei motivi per cui si sono salvate. Una storia straordinaria, che ancora oggi possono raccontare con le loro parole”.

Qual è secondo Lei la linea da seguire affinché nella storia del domani non si ripeta ciò che è accaduto ieri, con qualsiasi altra popolazione del mondo?

Bisogna insegnare ai giovani l’importanza di essere diversi gli uni dagli altri. Gli assassini sono tutti uguali, gli eroi sono tutti diversi. La ricchezza è nel prossimo, nelle minoranze, nelle culture che ci circondano. E se da una parte dobbiamo costruire e coltivare le future generazioni, dobbiamo comunque tenere alta la guardia contro quei movimenti xenofobi e razzisti che purtroppo ancora oggi serpeggiano nel Vecchio Continente. La battaglia per l’uguaglianza e la democrazia, la battaglia per la civiltà, non si finisce mai di combattere”.

Paola Longobardi

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