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Intervista ad Arianna Saulini, portavoce del Gruppo CRC

Garantire un sistema di monitoraggio indipendente, permanente, condiviso ed aggiornato sull’applicazione della Convenzione sui diritti dei bambini e dei suoi Protocolli Opzionali, è l’attività che svolge il Gruppo CRC, network attualmente composto da 87 soggetti del Terzo Settore che si dedicano alla promozione e alla tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il gruppo di lavoro, di cui fa parte anche la Fondazione L’Albero della Vita, è coordinato da Save the Children Italia e ogni anno pubblica un rapporto sull’andamento dei rispetto della Carta in Italia, la cui prossima pubblicazione è prevista il 17 giugno. Piattaforma Infanzia ha intervistato la portavoce del Gruppo CRC, Arianna Saulini.

Sulla base del rispetto dei principi generali della CRC, quanta strada c’è ancora da fare nel nostro Paese?

“Tutti gli anni, da una decina di anni, le associazioni si sono prese in carico il rispetto dei principi della CRC, attraverso il rapporto annuale. Quest’anno verrà pubblicato l’ottavo e daremo nel dettaglio, sulla base dei singoli principi, lo stato attuale. Quello che emerge è che va ripensato è il sistema di politiche sociali per l’infanzia. Viviamo in un momento in cui si hanno difficoltà ad apporre nell’agenda politica i diritti dei bambini e si sente la mancanza di una strategia di lungo periodo e di investimenti di risorse. Attualmente ci sono due progetti di leggi in discussione, uno sui minori migranti e uno sull’unificazione del percorso pre-scolastico 0-6 e se entro l’anno si arrivasse al compimento di entrambe, l’Italia farebbe un bel salto di qualità”.

Quali sono stati i progressi in tutti questi anni?

“Sono state fatte molte leggi nel settore dell’abuso e del maltrattamento dei minori. Nell’arco di 10 anni sono state adottate norme che hanno portato a notevoli passi avanti seppur con difficoltà nell’atto pratico. Un altro traguardo è stato quello della chiusura degli istituti, ora si cerca di spingere molto di più per l’affido familiare e le comunità per i minori fuori famigli, tema sempre aperto ancora oggi. Il problema persiste nel monitoraggio dei dati, per cui c’è un miglioramento ma ancora da perfezionare. Molto importante è sviluppare buone prassi sulla base delle sperimentazioni che avvengono nell’ambito di progetti, cercando poi di estenderle su larga scala e renderle utili al lavoro di tutti”.

L’introduzione della figura del Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha permesso di compiere passi importante sul tema delle tutela dei diritti dei minori?

“Forse è presto per fare un bilancio di questo tipo. Il primo mandato del Garante scadrà a breve ed è un po’ difficile fare una valutazione poiché è stato introdotto solo da 4 anni. Noi abbiamo sempre sostenuto una figura di questo tipo e in questi anni sono state svolte diverse attività e speriamo che la figura del Garante nazionale riesca a fare una sorta di regia che fino ad oggi è mancata, sia a livello territoriale oltre che nazionale. La grande sfida oggi è avere anche una figura regionale con caratteristiche similari e che riesca, con le altre, a fare sistema creando una rete che permetta di poter usufruire delle esperienze acquisite dagli altri”.

Quali sono le prospettive future nel nostro Paese e nel resto del mondo dove milioni di bambini vedono violati i propri diritti di base?

“In questo momento in Italia i temi caldi sono quelli della riforma del sistema scolastico, compresa la scuola dell’infanzia, il tema della povertà minorile e della grande crescita del numero di minori che vivono in povertà assoluta. Per evitare l’accrescimento del disagio sociale, c’è un grande lavoro da fare e ci aspettiamo che il nuovo piano infanzia, che dovrebbe essere varato entro quest’anno, dia delle misure concrete contro la povertà minorile. Altro tema caldo è quella della migrazione ed è necessario dare risposte sul sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e sulla legge di cittadinanza”.

Paola Longobardi

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