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Intervista sulle MGF a Maria Grazia Panunzi, presidente Aidos

Nella Giornata mondiale contro la pratica della mutilazioni genitali femminili, Piattaforma Infanzia ha incontrato Maria Grazia Panunzi, presidente di Aidos, associazione di donne e allo stesso tempo organizzazione non governativa di cooperazione. Aidos lavora nei paesi in via di sviluppo, in Italia e nelle sedi internazionali, per costruire, promuovere e difendere i diritti, la dignità e la libertà di scelta di tutte le donne.

La pratica delle MGF è piuttosto diffusa in Europa e anche nel nostro paese. Quante sono le donne sottoposte a mutilazioni in Italia?

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unicef, dovrebbero essere 500mila coloro che convivono con le mutilazioni e 180mila coloro a rischio. Questi dati però sono a livello europeo e sono stime, che è ben diverso. Per qanto riguarda il nostro paese non abbiamo ancora dei numeri da poter comunicare. Con precisione. Comunque è un fenomeno che è giunto in Europa insieme ai flussi migratori, e le stime sono anche in proporzione a questi”.

Quali sono i rischi a cui si va incontro subendo questa pratica?

I rischi son legati alla salute e dipendono anche dal tipo di mutilazione. Ce ne sono di quattro tipi. I rischi più importanti per chi ha subito una mutilazione, sono senz’altro le emorragie, difficoltà nei rapporti sessuali, problemi possibili durante il parto e soprattutto anche problemi psicologici. Quello che diciamo fortemente, come associazione, è che questa è una chiara violazione dei diritti umani e della libertà di scelta. Questa pratica è riconosciuta infatti come violazione a livello internazionale”.

Quali sono le motivazione che spingono donne a praticare le mutilazioni su altre donne?

Il fenomeno è molto complesso e le motivazioni vanno ricercate a livello culturale. Ma non ci sono dati ufficiali neanche sulle origini effettive di questa pratica. Possiamo dire che avvengono tra culture diverse e in modi diversi. Non ci sono riferimenti in leggi, è una tradizione e come la maggior parte delle tradizioni, non trovano spazio in documenti scritti. Né tanto meno è una pratica che ha legami con la religione. E’ un rito di passaggio, un passaggio delle donne da bambine all’età adulta. Lo praticano le donne sulle donne, in loro non c’è un’intenzione di dolo. Chi la pratica non vuole fare male e far soffrire l’altra persona, per questo è molto difficile intervenire. La mutilazione non è vista da loro come una violenza. Ogni popolo e ogni cultura ha le proprie tradizioni ma l’aspetto più cruento è quello che prevale. Questa è la loro tradizione, la loro cultura e non possiamo condannarla né tanto meno giudicarla”.

Maria Grazia Panunzi - Presidente Aidos

Maria Grazia Panunzi – Presidente Aidos

Qual è l’età media delle bambine e adolescenti che vengono sottoposte a MGF?

L’età media è variabile. Alcune volte vengono praticate su bambine molto piccole, altre volte adolescenti, altre ancora adulte. Il fenomeno incide molto di più sulle minorenni piuttosto che adulte”.

Quali possono essere le attività di prevenzione e linee guida da seguire affinché questa pratica si applichi sempre di meno?

Sicuramente una buona progettualità, sia per le donne sia per gli uomini. Noi portiamo avanti diversi progetti attraverso confronti diretti con le comunità locali. La vera forza sta nella prevenzione, nell’informazione, nell’attuare dei programmi integrati rivolti sia alla salute che all’aspetto culturale. Questo nei paesi di origine. Sul territorio europeo, invece, dobbiamo attenerci e basarci sulla Convenzione di Istanbul”.

Paola Longobardi

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