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Italia: le spose bambine partono anche da qui

Sono nate nel nostro Paese, ma vengono costrette a sposarsi negli Stati di origine. È la storia di centina di bambine che vivono in Italia.

In Italia è sempre più frequente il fenomeno delle spose bambine. Giovani adolescenti che sono costrette a tornare nel paese di origine per onorare le nozze concordate tra i genitori. Fenomeno che stima un numero cospicuo, ma ancora non confermato, di bambine vittime in Italia. Se ne è parlato ieri a Roma, alla Camera dei Deputati, presso la Sala del Refettorio, alla conferenza organizzata da Aidos sul tema dei matrimoni forzati e/o precoci.

Per matrimonio forzato (MF), nell’accezione che ne dà la Forced Marriage Unit, si intende “un matrimonio in cui uno o entrambi gli sposi non consentono (o, nel caso di adulti con disabilità cognitive o fisiche, non possono consentire) al matrimonio e viene esercitata una costrizione. La costrizione può includere la pressione fisica, psicologica, finanziaria, sessuale ed emotiva”. Tale definizione include i matrimoni combinati anche nei casi in cui non vi sia il consenso di una delle parti. Un problema che per ragioni sociali e culturali è difficile indagare, ma nonostante ciò, uno studio sul fenomeno è stato portato avanti dall’associazione Le Onde Onlus.

In Italia i dati si basano sulle comunità immigrate del nostro paese alla fine del 2012, ordinate in base al peso percentuale sul totale dei cittadini stranieri soggiornanti. Tre sono le regioni con una maggiore presenza di comunità straniere. Le informazioni raccolte forniscono dunque alcune indicazioni sulle popolazioni a rischio nel nostro paese. Ai primi posti si collocano coloro originari del sud est asiatico (Bangladesh, Pakistan, India, Sri Lanka) e alcuni paesi africani (Senegal, Ghana, Nigeria, Egitto). I casi a rischio sono segnalati anche dall’Unicef, aggiungendo alla lista delle bambine vittime di matrimoni forzati, anche le appartenenti alle comunità provenienti dall’America Latina (Brasile, Ecuador, Perù), paesi in cui è presente questa pratica. Le cause sono l’insieme di una serie di fattori, tra cui la povertà, la diseguaglianza di genere e il mancato rispetto dei diritti dei minori.

Nate nel nostro Paese, ma costrette a sposarsi negli Stati di origine”, afferma l’onorevole Pia Locatelli, coordinatrice Gruppo parlamentare ‘Salute globale e diritti delle donne’. “Non stiamo parlando di una cosa lontana, ma di fatti che ci riguardano direttamente come società civile, come politici, come governo”. La vicinanza del fenomeno mette l’Italia nelle condizioni di intervenire a tutela di queste bambine. E se non si interviene in senso più ampio per arginare il fenomeno, entro il 2020 le spose bambine si stima saranno oltre 140 milioni.

Per fermare questa pratica è fondamentale coinvolgere gli uomini”, dichiara Maria Grazia Panunzi, presidente di Aidos. “Senza di loro, non vi può essere cambiamento. Occorre sensibilizzare le famiglie e le autorità governative. Dobbiamo fornire alle donne la consapevolezza dei loro diritti, devono capire che possono ricoprire anche altri ruoli nella società, oltre a quello di madre e sposa”.

Paola Longobardi

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