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Kosovo: la condizione dei minori peggiora a causa della crisi

Aumenta il flusso di migranti kosovari verso l’Europa. Tra loro anche minori non accompagnati.

A 15 anni dal conflitto che ha colpito il paese, il Kosovo sta vivendo una fase di piena crisi che sta mettendo a dura prova la sopravvivenza di un gran numero di persone. Sono passati 7 anni dalla dichiarazione di indipendenza, ma risollevarsi sembra ancora molto difficile. La crisi infatti, sta costringendo migliaia di cittadini ad emigrare. Un esodo che ha come destinazione la Serbia, l’Ungheria e la Germania, oltre alla Francia e alla Svizzera.

Numerosi gli autobus che partono da Pristina dove a bordo salgono anche molti minori. Anche qui, il problema fondamentale è quello della povertà. Molti adolescenti partono alla ricerca di un vita migliore, per se stessi e per le proprie famiglie. Una storia già sentita questa, che purtroppo si ripete nella geografia di un altro territorio ancora. Così, anche il Kosovo si trova ad affrontare la questione dei minori lavoratori.

Il lavoro minorile è strettamente legato alla povertà e all’alto tasso di disoccupazione e potrebbe essere eliminato attraverso azioni a lungo termine che si sforzino di sradicare la povertà e ridurre quindi la disoccupazione”, sono queste le parole di Lindita Boshtrakaj, ILO’s National Programme Manager. L’International Labour Organization, dichiara che è inaccettabile che i bambini si dedichino al lavoro per supportare le famiglie. Molti di loro, peraltro, sono impiegati in mestieri anche pericolosi per la loro salute.

Queste dunque le cause principali del flusso di persone che si sta spostando dalla regione kosovara verso mete più stabili economicamente. Il problema è che anche qui viene alimentato un traffico di persone che in modo illecito attraversano i confini da un paese all’altro. Gli ‘scafisti’ di terra che si fanno pagare ingenti somme per agevolare i pernotti e gli attraversamenti di quanti desiderano superare i confini.

Nel mese di dicembre 2014 sembrano siano state circa 6mila le domande di asilo in Ungheria da parte di kosovari e la risposta del governo balcanico è stata quella di aumentare i controlli per contrastare gli spostamenti illegali dei propri cittadini. Un esodo, se così possiamo chiamarlo, che mette a dura prova, ancora una volta, una popolazione che porta sulla pelle ancora i segni di un conflitto e dove i bambini e gli adolescenti sono tali solo all’anagrafe.

Paola Longobardi

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