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La Cambogia riduce la fame e la malnutrizione

In riferimento agli Obiettivi del Millennio, risultato raggiunto per uno dei paesi più poveri del Sud-Est asiatico. Ma la strada per l’eliminazione totale della fame è ancora lunga.

La Cambogia è uno dei paesi più poveri e meno sviluppati del Sud-Est asiatico, ma nonostante questo, il governo cambogiano ha dimostrato grande impegno nella lotta alla malnutrizione e il Ministero della Salute locale ha sviluppato delle strategie per affrontare il problema. Il risultato? Eccellente, anche se c’è ancora molta strada da fare.

Infatti, in relazione al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio per la lotta alla riduzione della fame e della malnutrizione, il paese ha raggiunto un buon punto, che non è un traguardo definitivo, bensì un risultato positivo.

A confermarlo anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l’agricoltura, la Fao, che attraverso i propri organi di informazione fa sapere che “la Cambogia ha ridotto il numero degli denutriti tra i suoi 15 milioni di abitanti dal 32% del 1990 al 14% nel 2014, rientrando così negli obiettivi della riduzione della fame”. Il piccolo paese del Sud-Est asiatico ha così mantenuto l’impegno di sviluppo del Millennio. Ma nonostante ciò, resta comunque alto lo stato di allerta per i più piccoli. Un elevato numero di bambini sotto i cinque anni d’età, infatti, continua ad avere un’alimentazione insufficiente. Il loro numero è sceso dal 40% nel 2010 al 32% attuale, ma resta alto il rischio dello sviluppo fisico e cognitivo per molte generazioni future.

Il governo cambogiano ha annunciato che entro il 2025 vincerà la lotta alla fame azzerandola. Una sfida che è resa ancora più difficile dalle condizioni economiche di povertà in cui versa il paese, ma che fa ben sperare anche al contrasto effettivo dei sistemi di sfruttamento dei più vulnerabili, per la costruzione di un futuro degno e consapevole dei diritti della popolazione, compresi i bambini.

Assicurare un accesso più equo alle risorse alimentari, permetterebbe anche alle realtà più povere di vedere soddisfatti i bisogni primari. Alla luce di tutto ciò, non resta che aspettare e vedere se i nuovi obiettivi proposti produrranno gli stessi effetti positivi tra qualche anno.

Paola Longobardi

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