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La piaga dei figli sottratti da uno dei genitori

Sono centinaia i casi di bambini sottratti e nascosti all’estero da uno dei genitori di nazionalità straniera, e il più delle volte il genitore vittima non ha neppure ottenuto un diritto di visita nei confronti del figlio rapito.

Varie le cause ma non è altrettanto varia la risoluzione dei casi che molto spesso portano alla disperazione più totale chi vive questa violenta privazione.

Eppure esiste una convenzione dell’Aja del 1980 che si esprime in materia, ma non è sufficiente alla conclusione dei casi per mancanza di ulteriori leggi nazionali a tutela del minore in questo senso, in particolare in Italia. Abbiamo affrontato il problema con Paolo Pozza, presidente dell’Associazione Figli sottratti, con cui abbiamo parlato di leggi, dati e proposte. In merito ai dati, non esistono dei numeri ufficiali poiché, come ci spiega il presidente, “in Italia sono coperti dal segreto di stato”. Appare un po’ anomala come caratteristica dal momento che si parla di minori e che le tutele dovrebbero essere di un certo livello e rilievo, ma forse il problema sta proprio nell’inadeguatezze delle leggi e soprattutto di chi è deputato a legiferare in materia. “Le autorità non contano il numero dei minori, bensì i casi. Per cui io, che ho due figlie portate via dall’Italia, sono un caso anche se le bambine allontanate sono due. Per questo non riusciamo ad avere dei numeri effettivi, ma quello che è certo è che in Italia sono circa mille i bambini che ogni anno vengono portati oltreconfine”.

Lo Stato italiano è riuscito a riportare in Italia tra il 5% e il 10% dei bambini. Nell’80% dei casi, la sottrazione avviene per mano delle madri, il 20% dai padri. Ma qual è la differenza tra sottrazione e rapimento? “La sottrazione è un reato che compie un genitore nei confronti dell’altro genitore – risponde Paolo Pozzaquindi è un reato tra adulti e il minore è l’oggetto non il soggetto. Il rapimento, che al contrario della sottrazione che ha origine e conseguenza tutta italiana, viene riconosciuto in tutto il mondo ed è il reato compiuto nei confronti del minore, quindi il soggetto è il minore stesso. Per rapire un adulto ci sono delle pratiche differenti rispetto a quelle che riguardano il bambino. È molto più facile rapire quest’ultimo”.

La storia della sottrazione nasce dal fatto che in Italia ancora oggi non c’è una legge specifica e da diverse legislature, l’Associazione Figli Sottratti, cerca di portare avanti delle proposte sul tema ma purtroppo senza un seguito concreto. Ma come nasce quindi la sottrazione di minore se in Italia non ci sono leggi specifiche sul tema? “Quando ci sono stati i primi casi di sottrazione di minore, i giudici, non avendo leggi di riferimento, hanno preso l’art. 574 del codice penale che è l’articolo che parla di sottrazione di persona incapace di intendere e di volere, equiparando il minore a questa condizione”. Negli scorsi anni c’è stato qualche progresso e con l’art 574 bis del codice penale sono aumentate anche di un minimo le pene a riguardo. Bisogna tenere conto, inoltre, che quando si va all’estero a reclamare il minore, se si presenta la denuncia per la sottrazione, questa non gode di alcuna considerazione dal momento che non è contemplato come genere di reato. Se si parla di rapimento, allora, viene riconosciuto anche all’estero.

Il quadro della situazione è piuttosto ambiguo e complicato e a contribuire a questa contrarietà, si aggiunge anche il fatto che molte donne, prima di partire, avanzano denunce di violenze domestiche, la cui veridicità da constatare comporta un ritardo delle pratiche burocratiche. E intanto il tempo avanza, a volte così tanto, che i minori non sono più minori ma maggiorenni. In molti casi, invece, è capitato che passassero meno anni ma che comunque le decisioni dei giudici comportassero il mantenimento del bambino nel paese in cui ormai si è stabilito, per non causare ulteriori traumi.

Il dolore che prova un genitore in questi casi è inimmaginabile. Io stesso posso dire che quando tornavo a casa tutto mi ricordava le mie bambine e provavo un dolore fisico tale da credere che qualcuno mi stesse strappando il cuore dal petto”.

La sottrazione o rapimento di minore, è un gap troppo ampio nel nostro paese e nonostante i casi siano tanti, circa 1000 ogni anno, ancora non vengono istituite leggi a tutela dei bambini. “Eppure la soluzione sarebbe molto semplice – conclude Paolo Pozzabasterebbe stabilire una cosa a cui a parole siamo tutti d’accordo, ovvero che il minore è un essere umano in quanto tale ha dei diritti. Una volta accordato questo, non si deve far altro che applicare gli stessi diritti che ha un adulto. In casi di rapimento di un adulto, infatti, si rintraccia il rapito, si libera lo si riporta a casa e poi si comincia a discutere con giudici e avvocati. Non si capisce perché quando c’è di mezzo un minore, si rintraccia, ma invece di riportarlo a casa si comincia a fare processi che durano anni fino a quando il minore stesso non diventa maggiorenne”.

Paola Longobardi

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