News

La scolarizzazione di bambini e adolescenti rom in Italia

Garantire loro il diritto all’istruzione faciliterebbe l’ingresso nella società. Piattaforma Infanzia approfondisce la situazione dei minori rom con Salvo Di Maggio, Cooperativa Sociale Ermes.

In Italia, su 60milioni di abitanti, sono 180mila le persone sinti e camminanti. Ovvero, lo 0,08% della popolazione. A dirlo è Salvo Di Maggio, della Cooperativa Sociale Ermes, in occasione del seminario che si è tenuto a Roma lo scorso 5 febbraio e che ha affrontato i temi della povertà e dell’abbandono scolastico degli adolescenti. Come può quindi una percentuale così bassa risultare un problema? E’ la domanda che Piattaforma Infanzia si pone, la cui soluzione andrebbe trovata nella ricerca di un rapporto paritario tra questa minoranza culturale e linguistica presente sul territorio nazionale e la nostra stessa maggioranza.

Tutti i paesi dell’Europa sono attraversati dalla popolazione rom, che vive non poche difficoltà di segregazione anche oltre i confini italiani. In particolare, a vivere in condizioni più disagevoli, i bambini, che affrontano diverse difficoltà soprattutto per quanto riguarda l’inserimento scolastico. “Tra il 1990 e il 1991, su Roma avevamo meno di 200 alunni rom”, spiega Salvo Di Maggio. Una dispersione scolastica notevole. Oggi sono 2000 i bambini rom e sinti presenti sia nella scuola primaria sia in quella secondaria e sono aumentati anche i giovani adolescenti che frequentano corsi di formazione professionalizzanti. “Fino agli ’70 – dichiara Di Maggioin Italia, ci sono state classi speciali pensate solo ed esclusivamente per gli studenti provenienti da famiglie sinti dedite allo spettacolo viaggiante, quindi rom itineranti”.

Ancora oggi, il 15-20% dei rom è dedito ad attività lavorative legate nomadismo, praticato principalmente da coloro che hanno origini slave. Dal 2002, dopo l’ingresso della Romania nella Comunità europea, è cresciuto il numero di rom romeni, che rappresentano la comunità maggioritaria a Roma. Ma nonostante sia aumentata la stanzialità, oltre al numero di persone presenti, le politiche sociali non hanno favorito l’integrazione, costringendo ai margini della società un gran numero di persone. Di conseguenza, il diritto all’istruzione dei minori non è garantito e così come negli anni ‘90, ancora oggi le difficoltà per l’inserimento scolastico rappresentano un problema. “Sebbene la percentuale di rom sia bassa, l’emarginazione e il disagio sono ampi”, ci spiega Di Maggio che con la Cooperativa Ermes, ha avviato un servizio di scolarizzazione. “Ma questo non è un problema isolato. A tutto ciò, si aggiunge quello abitativo e quello legato allo stato di salute. Quest’ultima rende la loro vita pari alla salute degli abitanti del terzo mondo, mettendo sempre di più a rischio i bambini”. Le condizioni di vita precaria e la mancanza di conoscenza del nostro sistema sanitario, fanno sì che questo diritto, catalogato tra i fondamentali della nostra Costituzione, non sia garantito a centinaia di minori. “Quello che chiede Ermes è la garanzia di questi diritti per tutti, in particolare per i più piccoli. Inoltre la scuola deve dare più spazio all’incontro tra studenti e genitori italiani e rom e gli educatori devono porsi come ponte di collegamento tra le rispettive famiglie”, conclude Salvo di Maggio.

Se il diritto all’istruzione scolastica per minori rom fosse garantito, sarebbe dunque possibile il rafforzamento della loro formazione, mettendoli nelle giuste condizioni per un inserimento sociale all’altezza di tutti gli altri cittadini.

Paola Longobardi

Indietro