News

Le follie degli adolescenti sul web: generazioni sole?

Darsi fuoco prima di buttarsi in piscina e sparire per 72 ore facendo perdere le proprie tracce. Cosa succede ai ragazzi? Ne parliamo con il presidente dell’ordine nazionale degli psicologi, Fulvio Giardina.

I ragazzi, si sa, passano ore e ore davanti al computer navigando in Internet e socializzando nell’infinito mondo dei social network. Ed è proprio qui che nascono fenomeni goliardici che spesso sfociano in gesti estremi e pericolosi. Uno degli ultimi è quello del ‘fire challange’ che, al contrario delle sfide che li vedeva protagonisti di secchiate d’acqua gelata in favore della lotta contro la Sla, è una competizione assurda e nociva. In cosa consiste? Nel cospargersi il corpo di benzina e darsi fuoco, prima di buttarsi sotto una doccia o in piscina e come ogni sfida, c’è chi supera la prova incolume, chi invece riporta le drammatiche conseguenze di una ustione. Il tutto viene poi condiviso attraverso i video registrati sui social network più popolari, creando scalpore ed emulazione per altri soggetti. In Italia, per fortuna, ancora non è così diffuso, ma in America si e proprio da qui partono i primi appelli da parte di genitori ed autorità per dissuadere i ragazzi da queste folli prodezze.

Ma le pazzie non si fermano qui. In Gran Bretagna ad esempio, la polizia è molto preoccupata per la diffusione di un altro ‘gioco’. Si chiama ‘Game of 72’ e consiste nello sparire per 72 ore facendo perdere le proprie tracce a familiari e parenti. Diversi i casi che si sono verificati anche in Francia e i genitori di tutti i teenager sono allarmati e preoccupati per quanto possa accadere ai propri figli in queste 72 ore.

Noi di Piattaforma Infanzia abbiamo cercato di capire cosa scatta nella mente di questi ragazzi che compiono tali gesti. Lo abbiamo chiesto al presidente dell’ordine nazionale degli psicologi, Fulvio Giardina, che ci ha riferito come questo mondo virtuale porti all’esasperazione dello sdoppiamento che persiste con quello reale.

I bambini e gli adolescenti di oggi passano il proprio tempo interamente al computer. Esplorano in maniera incontrollata i mondo virtuale che ha delle forme di aggregazione provocatoria e le sperimentano poiché non conoscono limiti”, afferma Fulvio Giardina, che accenna anche ad un altro fenomeno verificatosi nelle grandi città americane, ovvero, quello di attraversare la città e viverla senza alcun soldo in tasca, sottoponendosi così a diversi pericoli. “Tutto questo viene poi raccontato e l’emulazione di tali eventi deriva proprio dalla spettacolarizzazione degli adulti. Ci sono trasmissioni simili, dove vengono affrontati viaggi senza soldi e documentati attraverso la tv. Il giovane purtroppo perde il controllo e si trova in situazioni che sono l’embrione di un percorso deviante. Quando il ragazzo perde il rapporto con la realtà, di fatto sta deviando, che poi non commetta ancora un’azione tale, è solo questione di tempo. La mente si organizza verso un processo binario e non c’è più quella dilatazione di avvicinamento alle esperienze. Non pensano alle conseguenze e trasmettono questi video di esperienze mal riuscite sui canali digitali”.

Esperienze provocatorie che sono l’enfasi dell’assurdo. Ma la soluzione a tutto questo dove sta?Nei percorsi educativi nelle scuole, affinché facciano comprendere che lo strumento informatico è un mezzo per raggiungere ottime cose ma che allo stesso tempo costruisce realtà false”.

Fenomeni del genere, fortunatamente, sono ancora sporadici, ma a detta del presidente dell’ordine degli psicologi, “tra qualche anno potremmo avere problemi maggiori a causa dell’incapacità di discernere la realtà dalla non realtà. L’autostima si costruisce nel rapporto con gli altri e con noi stessi e i ragazzi, attraverso queste esperienze rinforzano la loro grazie ai commenti dei coetanei. Hanno un’adrenalina sempre attiva a causa di queste situazioni ad alto stress che generano un bisogno continuo, una sorta di auto-doping causato dalle endorfine. Vivono un vuoto emozionale, si parla di ragazzi che hanno perso le relazioni e non riescono più a comunicare tra loro. Sono ragazzi che soffrono. Ma fortunatamente non parliamo di grandi numeri per cui siamo ben lontani da un allarme sociale”, conclude l’esperto.

Paola Longobardi

Indietro