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Libia: preoccupazione per la situazione umanitaria

Nelle ultime ore è aumentato lo stato di allerta per la condizione della popolazione. Preoccupa, in particolare, quella dei minori stranieri non accompagnati.

L’escalation di violenze nella vicina Libia e il mutamento repentino della situazione nel paese, preoccupa tutto il mondo delle organizzazioni umanitarie. Nell’attesa di capire come intende intervenire la Comunità internazionale per far fronte alla minaccia di un nuovo conflitto nell’area mediterranea, Piattaforma Infanzia ha chiesto al direttore generale Focsiv, Attilio Ascani, quali sono i rischi e la condizione umanitaria dei bambini in Libia.

La situazione umanitaria è poco conosciuta nello specifico da tutti e proprio per questo si può esprimere una grande preoccupazione generale”, nel paese, infatti, a seguito dei recenti scontri avvenuti e dei raid aerei partiti dall’Egitto, tutti i nostri connazionali sono stati rimpatriati, compreso l’ambasciatore italiano. Alti rischi anche per gli operatori umanitari, la cui neutralità non viene riconosciuta. “La Libia in questo momento è un paese in guerra, non esiste altro termine per definire la situazione attuale – dichiara Attilio Ascanied è anche una delle peggiori perché normalmente nei conflitti ci si attiene alle regole di ingaggio che qui non ci sono”. La condizione dei minori preoccupa e in particolar modo quella dei minori migranti non accompagnati che si trovano in Libia come paese di transito. “Non avendo legami sul posto e avendo già affrontato situazioni complicate, viene a mancare quel sostegno affettivo e familiare di cui almeno i bambini libici possono godere”. Doppiamente vittime, i bambini migranti, si trovano coinvolti in uno scenario di conflitto ostile e sconosciuto. Lo stesso che hanno cercato di lasciarsi alle spalle fuggendo dal proprio paese di origine. “L’assistenza umanitaria sul campo ci risulta scarsa, proprio per la difficoltà di intervento concreto dovuto ad una guerra senza regole. Le uniche regole presenti sono quelle dettate dall’Isis”, conclude il direttore generale Focsiv.

Un territorio di nessuno la Libia, dove anche per chi porta una bandiera di neutralità è difficile intervenire e portare assistenza a tutte quelle vittime tra cui i bambini. Piattaforma Infanzia ha voluto approfondire la situazione anche con Giangi Milesi, Presidente Cesvi.

Gli ultimi scontri in Libia hanno causato danni agli edifici pubblici, agli aeroporti, alle stazioni di benzina, alle strade, ai ponti e un generale peggioramento delle condizioni di vita della popolazione: scarsità di cibo, di benzina, di acqua, di elettricità; mancanza di liquidità; aumento della criminalità”, afferma Giangi Milesi, che aggiunge anche come l’acuirsi della crisi ha generato un aumento degli sfollati interni. “Ci sono più di 7 mila sfollati che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni e trovare rifugio nelle scuole, riadattate a centri di accoglienza. A Bengasi, dove Cesvi è presente, si parla di circa 500 famiglie sfollate, tra le quali ovviamente ci sono i bambini, che subiscono questa condizione in maniera più drammatica. Il nostro Project Coordinator, Ahmed Kashbur, ci ha informati sulla chiusura di tutte le scuole di Bengasi. Hanno chiuso gli edifici scolastici per motivi di sicurezza, per evitare che succedesse qualcosa ai bambini, che adesso trascorrono la maggior parte del tempo in casa o nei rifugi di fortuna, vivendo nella paura”.

Ma la violenza che colpisce Bengasi al momento non riguarda solo la popolazione libica. Nonostante il caos, i rifugiati e richiedenti asilo continuano ad arrivare in Libia, principalmente dalla Siria oltre che dall’Africa Sub Sahariana e con il deteriorarsi della situazione il numero delle persone che tentano di attraversare il Mediterraneo è aumentato. “Molte di queste persone sono minori stranieri non accompagnati, solo nel mese di gennaio sono arrivati in Italia 374 minori soli. Adolescenti di 12-17 anni, provenienti da tanti Paesi diversi – Siria, Gambia, Costa d’Avorio, Mali, Senegal, Somalia, Eritrea, Egitto e Bangladesh – in fuga da povertà, guerre e dittature. Dal 2014 Cesvi sostiene l’associazione AccoglieRete, una rete di circa 150 volontari di ogni età ed estrazione sociale che svolgono il ruolo di “tutori legali” con l’obiettivo di ridare a questi ragazzi dignità e speranza.

Una situazione quella che sta vivendo la Libia, a poche miglia dalle coste italiane, che degenera di ora in ora e che desta la preoccupazione ai livelli di un vero e proprio allarme umanitario.

Paola Longobardi

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