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L’inquinamento crea danni sullo sviluppo cognitivo dei bambini

“I bambini sono il target principale e sono i più sensibili proprio perché nella fase di sviluppo e l’inquinamento può incidere sulle loro capacità di apprendimento”, lo dichiara a Piattaforma Infanzia Nicola Pirrone, direttore del Centro Nazionale delle Ricerche.

Arriva dalla Spagna una ricerca sugli effetti dell’inquinamento sui bambini. I ricercatori del Centre for Research in Environmental Epidemiology (CREAL) di Barcellona hanno osservato un rallentamento nello sviluppo di alcune funzioni cognitive e di attenzione nei bambini che frequentano scuole situate in aree più inquinate rispetto ad altre.

Piattaforma Infanzia ha approfondito il tema, intervistando il direttore del Centro Nazionale delle Ricerche (CNR), Nicola Pirrone, esperto di inquinamento ambientale e atmosferico, che ci ha spiegato come “l’impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico e ambientale non crea solo un danno sull’ecosistema ma su tutti noi perché incide sulla catena alimentare e sulla qualità dell’aria”. Tutti questi settori, ci racconta Pirrone, sono portatori di agenti inquinanti che vengono immessi dentro l’organismo, “che non è altro che una macchina con reazioni chimiche che può trattenere una parte degli inquinanti che agiscono a loro volta in modo negativo sugli organi umani”. Da patologie respiratorie fino a quelle che coinvolgono la funzionalità gastrica, l’inquinamento agisce sulla qualità della vita. Il pericolo maggiore lo corrono i bambini che, in età precoce e di sviluppo possono avere degli effetti anche sul livello di intelligenza.

I bambini sono il target principale e sono i più sensibili proprio perché nella fase di sviluppo e, come emerso da molti studi scientifici, l’inquinamento può incidere sulle loro capacità di apprendimento”. I ricercatori del Centre for Research in Environmental Epidemiology, infatti, hanno dimostrato che il livello di inquinamento costituito da una concentrazione di polveri sottili, carbonio e biossido di azoto presente nelle aule e nei giardini delle scuole, alcune collocate vicino alle vie più trafficate e in periferia, incidono sullo sviluppo cognitivo dei bambini che risulta più lento rispetto a quello dei loro coetanei in aree più pulite della città di Barcellona.

Il problema dell’inquinamento e delle conseguenze sull’uomo e quindi sui bambini, ha una forte incidenza anche sulla catena alimentare, per cui, ambiente inquinato e aria inquinata possono provocare problematiche e patologie significative. “In linea generale sicuramente si può affermare che livelli di inquinamento ambientali sia indoor che outdoor, ovvero interni ed esterni, possono avere una loro incidenza significativa su gruppi di popolazione come ad esempio bambini in età scolare”, afferma il direttore del CNR. “È necessario che nelle scuole venga controllata la qualità ambientale all’interno delle strutture, così come dovrebbe essere controllata in ogni posto dove ci sono aggregati di persone. Controllare la qualità ambientale e dell’aria, dei materiali utilizzati per costruire e arredare, sono dei piccoli accorgimenti per prevenire conseguenze importanti”. Secondo Nicola Pirrone, utilizzando il meglio le conoscenze scientifiche disponibili, affiancate da buone pratiche attraverso anche un controllo preventivo dei materiali e delle tecniche di costruzione, è possibile evitare gravi problemi ambientali che vanno poi ad incidere negativamente sulla salute dei bambini anche nelle scuole. “I sistemi di aerazione e condizionamento di strutture pubbliche, spesso sono la causa principale dell’inquinamento indoor. Qui si annidano batteri che sono la prima fonte di contaminazione facendoci trovare in questo modo davanti ad edifici malati già in partenza”.

Accorgimenti e tecniche più avanzate per la costruzione o manutenzione di scuole e grandi agglomerati in cui risiedono e lavorano molte persone, utilizzando migliori pratiche, non si traduce necessariamente in un aumento dei costi, “anzi, questi si abbattono utilizzando le migliori conoscenze in ambito scientifico ed evitando così interventi a posteriori che possono essere un ulteriore dispendio”, conclude il direttore del CNR Nicola Pirrone. E mentre la scienza fa progressi, non ci resta che sperare che le buone pratiche vengano applicate a tutela della salute di milioni di bambini in Italia e nel mondo.

Paola Longobardi

 

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